Porto rancore (anche per tutta la vita)

Ricordo non ricordo, io mi scordo.

Mi scordo le cose belle, mi scordo perché ho amato.

Ricordo, le cose brutte: bracciadietepiantisteria.

Ricordo, alcuni numeri di cellulare. 

Scordo parole e gesti e presenze d’amore.

Scordo cosa trovavo in alcuni uomini.

Scordo perché ho insistito tanto.

(insistere significa fermarsi, e ogni tanto un po’ di movimento serve)

Mannaggia quanto mi mancano certe persone e quanto so che continuerei solo a rovinarmi la vita (e forse a infierire un po’ sulla loro) se ricominciassi a comunicarci.

Mannaggia quanto di certe persone non riesco nemmeno a sentir parlare: diamine, ma lo volete capire che mi dà fastidio? 

Mannaggia quanto sono assolutamente incapace di dire addio, dunque divento muta, sorda e cieca. E a ‘sto giro un coito fortunatamente interrotto, ma già non fecondo.

 

Mi sa che ho bisogno, un bisogno disperato, di amare*. Perché un po’ fa sentire vive, distrae dai momenti difficili e se tutto va bene, fa anche sorridere.

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Porno soccorso

Chi non si è mai trovata (o trovato) di fronte ad un’improvvisa e gradita sessione di sesso gratuito e non pianificato?

Chi non è mai incorsa nell’invito di qualcuno a casa, che però si trovava sprovvisto di materiali precauzionali, con conseguente risentimento e fastidio?

Per tutto questo, c’è il kit di Pornosoccorso.

Un comodo pacchetto contenente: rossetto, preservativi normali e rinforzati, lubrificanti e vibratore da viaggio.  Trovate tutto da Betty e quasi tutto da Tuba. L’adesivo, invece, ha sempre un suo perché. 

Il tutto liberamente ispirato alle Tette Biscottate, un gruppo delle cui componenti sono innamorata ormai da un po’.

Ps. Fuori di allegria e giuoco, non ci scordiamo che nei CIE, lager a tutti gli effetti, si muore.

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Misticanza

La misticanza è un’insalata, composta di verdure domestiche e selvatiche e il suo nome significa per l’appunto "mescolanza".

Ma non è di verdura che voglio parlare. Mi ha molto colpita un’iniziativa, quella di Mystica, che si propone di rappresentare il tema della "’scena erotica’ nella ‘letteratura mistica’ femminile italiana".

Ovviamente sono piovute critiche sui manifesti che rappresentavano donne in momenti di evidente godimento, con accanto scritte (veramente pronunciate da mistiche) che riportavana il piano sul cristianesimo.

Non so se questi manifesti mi piacciano o meno. Da un lato non mi dispiace che l’esperienza mistica, che personalmente amo molto, venga divulgata. Dall’altro non so quanto quei manifesti rispettino in qualche modo la memoria delle donne che pronunciarono quelle frasi.

Che le donne, sante vive o sante morte, abbiano avuto un rapporto molto corporale con la religione è un dato di fatto. Basti pensare che oltre a San Francesco e a Padre Pio (fascista, per chi non lo ricordasse), sono state solo donne ad avere le stimmate. Che le donne trovassero un godimento probabilmente sessuale nella religione, considerando che spesso vivevano in castità, non è improbabile. Ricorderò sempre con gioia, quando, ricercando per la tesi, trovai  il racconto di non so che monaca, che grazie al tramite di un’altra monaca riceveva orgasmi da un angelo. Bei tempi quelli in cui la fantasia cristologica era solo un modo per inventarsi nuove fantasie! (premesso che io sono convinta ci credessero fermamente in queste fantasie, ma magari nel 3000 ci sbeffeggeranno perché noi ci credevamo nell’amore!).

Perché le mistiche mi sono simpatiche e non sono simpatiche alla Chiesa?

Mi sono simpatiche perché rappresentano una cultura popolare, l’assenza di intermediazione dotta tra se stesse e la fede, perché spesso erano le donne che volevano indipendenza. La castità, al contrario di quello che si crede, non era affatto ben vista dalla Chiesa, se non era circuita dalle mura del monastero. E nei monasteri non si entrava aggratis, si pagava una dote. La donna che indipendentemente da monasteri e uomini decideva di rimanere vergine veniva spesso ostacolata dalla famiglia, per la quale diventava un fardello. Mi sono simpatiche perché elaborarono un pensiero proprio, che finì con l’influenzare esperienze ben più colte, ma con molto meno carisma (ad esempio il circolo di Valdés a Napoli).

Non sono simpatiche alla Chiesa perché intrattenevano un rapporto diretto con Dio, il che vuol dire, l’inutilità della Chiesa stessa. E per questo vennero spesso inquisite e uccise come streghe. Alle donne, si dava con parsimonia l’eucaristia, in quanto il corpo di Cristo mica se lo possono mangiare tutt*! E dunque, che ad alcune donne Cristo offrisse da sé la sua carne, non poteva che essere visto come un oltraggio, o l’opera del demonio.

E vabbè, mattutinamente mi sento spirituale forse, ma due righe non mi dispiaceva scriverle, perché al di là della cornice religiosa che trovo spesso molto stretta e pesante, mi spiace sempre che non si distingua a dovere tra fede, religione e fondamentalismo. In un ambiente che poi, se dobbiamo dirla tutta, è permeato da concetti cattolici come il senso di colpa, il dovere e il peccato. La fede, quella non ce l’abbiamo, nel senso etimologico di richiamo alla fiducia in un domani che verrà. E in questo, il millenarismo comunista, un po’ si sente che ci manca.

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[Quasi adatta] Ansia da eterno ritorno

Ogni combinazione può ripetersi infinite volte ed essere sempre diversa da se stessa.

Nell’impossibilità relazione in cui verto sento che le opzioni che mi si prospettano di fronte sono veramente assurde.

La prospettiva a) è quella di provare a metterci del mio e ad amare un uomo che non mi ama, e non amerà nessun’altra al di fuori di sua madre. Prospettiva di per sè scocciante, italica e pure un po’ vetero.

La prospettiva b) è continuare ad avere le paturnie, cercando di superarle con il mondo di gente lì fuori. Dicono che c’hanno il numeretto di fronte alla mia porta, ma io non vedo nessun@. 

La prospettiva c)  è un suggerimento amichevole: "piglia due sanpietrini e lanciali contro la prima macchina degli sbirri che passa e scappa via". 

 

 

Visto che i sanpietrini non li so tirare e sicuramente finirei col colpire un malcapitato intorno alla macchina delle guardie, direi che la migliore è la prospettiva b).

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I like it, I lick it

 

 

C’era una volta, un anno fa circa, la Ladyfest romana, che propose un workshop. Il workshop fu partecipato, costruito, animato, vissuto, con gioia, timori, sperimentazioni. Ci furono donne che videro e fecero cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare. Ci fu una povera ragazza, che preda dell’ansia da prestazione, non andò a quel workshop, timorosa e timorata di fronte agli incontri del terzo e quarto tipo che sarebbero potuti avvenire.

Oggi quella ragazza, arrivata all’osso del polso per non aver partecipato a quel workshop è lieta di annunciare che le sarà data, come a chiunque voglia, una seconda chance, che non è cosa da poco. Anche se la ragazza teme fortemente che l’ambiente che la circonderà possa provocarle ulteriori timori…che st’antifascisti so tanto bravi e belli, ma un po’ di ansie le mettono.

Dunque, che inizino le danze, e che la forza, la voglia e la curiosità, siano con tutt* voi!!!

[La foto l’ho fatta io o un amico a cui mi sono indebitamente accollata per farla, ora non rimembro, e ritrae un muro di Milano…]

ps. Come al solito so che dovrei parlare di altro, per quanto l’età che mi trovo ad attraversare mi faccia spendere un buon 90% della giornata a pensare al sesso e il restante 10 a chiedermi come diamine farò il prossimo anno ad evitare di lavorare. Tuttavia, non dimentico che ci sono i CIE, non dimentico che mentre io qui scrivo c’è chi si cuce la bocca perché non può parlare, non mi dimentico che il ddl intercettazioni forse non mi permetterà nemmeno più di scrivere due idee sul sesso. Non mi dimentico gli aiuti per Gaza che forse verranno bloccati, con conseguente arresto di chi li porta (ma speriamo di no). Non mi dimentico di una destra che intacca, attacca e cerca di colonizzare anche gli ambiti lgbtqixyz (io mi riconosco nelle zore, che dobbiamo fa? :P).

Sabato però invito tutte e tutti ad andare sotto il CIE di Ponte Galeria, perché la solidarietà è un’arma!!!

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[Filippiche] Sul movimento

[Post ricco di generalizzazioni: non penso che tutt* i/le compagn* facciano le cose sotto dette, ma che spesso accada e sia molto molto male]

A volte penso che non ce la posso fare.

Non ce la posso fare perché per me antifascismo è una parola che ha un valore. Vuol dire tensione e tentativo nella costruzione di una società altra, perché per me i CIE sono fascisti, gli stupri sono fascisti, le botte in casa sono fasciste, il precariato è un sistema di controllo sociale, indubbiamente fascista. Non posso prescindere dall’antisessismo, antirazzismo e anticapitalismo, per parlare di antifascismo. Non posso prescindere dal femminismo. Quindi non ce la posso fare a stare con i compagni che vedono nell’antifascismo solo muscolarità, testosterone, che poi applicano due volte all’anno, come le feste comandate.

Non ce la posso fare perché i compagni vanno a puttane come tutti gli altri. E per quanto io sia vittima di doppia morale, sono anche convinta che non si domandano troppo se le suddette sono vittime o meno di tratta. Penso pure che facciano o abbiano fatto i "puttan-tour" come tutti gli altri, senza domandarsi troppo il perché o il percome.

Non ce la posso fare, perché sono femminista, quindi una puttana lesbica. O una vergine "non per scelta".

Non ce la posso fare perché abbiamo abbandonato qualsiasi discorso sulle sostanze, perché tanto basta non fare le feste tekno e stamo tutt* apposto. E poi non mi dite che però compagni e compagne non si drogano.

Non ce la posso fare, perché i compagni e le compagne non fanno più un discorso sul futuro: radicali sì, autonomi sì, indipendenti sì, ma sempre con un santo in paradiso. Senza però che ci sia un discorso su cosa vogliamo.

Io mi sono rotta. Io voglio creare una nuova società oppure, perdonatemi se ho un passato da organizzazioni giovanili, "lasciare il mondo un po’ meglio di come l’ho trovato". Vorrei che ci fosse trasversalità e autorganizzazione. Vorrei prendere esempio dalle comunità messicane, che non perdono la cultura, non diventano nazionaliste, non si gerarchizzano. Vorrei che guardassimo a loro, che resistono ed esistono oltre ogni orticello.

Vorrei pensare che queste cose le posso dire in assemblea. Ma non posso, perché il movimento, oltre che essere spesso statico, censura e castra.

Io penso, che se il movimento non si ripenserà seramente e a breve, difficilmente supererà questo momento di resaca forte che ci viviamo, i mal di testa, la repressione.

Se dobbiamo resistere dobbiamo capire che tipo di r-esistenze vogliamo mettere in campo.

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Deturnare? Antifà!

Sarà che distribuire a una iniziativa antifà roba commerciale mi fa di per sè schifo.

Sarà che in fin dei conti, il sessismo mi fa schifo, ma spesso e volentieri ci si abitua a vederlo negli spazi e tra compagn*, ma a volte il troppio stroppia.

Questo flyer non  c’era piaciuto:

 

 

Tuttavia, pare che non sia consolidata per tutt* l’indignazione di fronte a simboli ambigui di  balli latinoamericani, il cui ambiguo nome (perreo o daggarin) lasciano intendere tutto, né la presenza di un "ragazze gratis", accanto a simboli antifascisti. Indignazione scialba, giustificata con: "che male c’è col sesso anale?"…Nessun male (oddio quello dipende…) ma di sicuro c’è una limitazione all’atto ed esaltazione non indifferente. Quando poi si scordano sempre i pezzi prima dopo e durante.

Quindi ho deciso che poteva essere un buon suggerimento, indicare qualche accortezza prima dell’approccio, ma che non sempre pare sgradita come pratica a sè stante. Anche se poi sono sicura che essendo tutt* compagn*, tanto attent* alle accortezze per chi si ha intorno, a passare qui, non ci sarà senz’altro bisogno…

 

  
(ebbene sì, con la tavola grafica sono ancora più sega* che con la matita)

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Turistica a caso

Dopo i numerosi giri e giretti che ho fatto in questo anno accademico prima del meritato riposo studio…(maddechè: prima c’è questo, poi questo, poi ancora questo e alla fine di tutto, anche questo...) necesse est un piccolo vademecum di sopravvivenza extraurbana (intendendo con Urbe, quella che lo è per eccellenza e con la maiuscola).

Budget: sempre massimo 10 euro al giorno, a volte anche meno, al netto degli spostamenti.

1- Dormire: il motto è non pagare mai. Parigi, Bilbao: casa erasmus; Copenaghen: zozzificio, ovvero grande ex-fabbrica messa a disposizione dal comune onde poi arrestare tutt* coloro che da lì si muovevano, o quantomeno meglio controllarli; Barcellona: squat; Londra: casa di amico, o squat anche lì che non guastano mai. La prima regola per non pagare è seguire sempre le regole di chi ospita, soprattutto quando chi ospita abita in uno squat: tanta gente + chaos, more disagio. Non è carino no?

2- Spostamenti: io mi muovo a piedi. Se sono riuscita a percorrere mezza Parigi a fette (traduzione semiletteraria dello zu Fuss tedesco), posso farlo dovunque no? A Londra se sei di fuori non fanno la multa sull’autobus, mentre è quasi impossibile prendere la metro. Ma c’è traffico, casino, puzza di smog. Ma per il portafoglio si può fare, visto che poi i mezzi sono decisamente esosi in quel della città della Tube.

3- Cosa vedere? A Londra i musei sono gratis, a Parigi si entra gratis in alcuni sotto i 26 anni, carta d’identità alla mano, a Berlino i  musei sono gratis il giovedì sera dalle 18 alle 22 (carini, no? esci da lavoro e vai a vedere il museo, direi quasi elementare).  A Barcellona e Bilbao direi che è più complicato, però sono riuscita a vedere il Guggenheim aggratis lo stesso, perché sono una ragazza fortunata. E direi che merita, anche se certi rottami si trovano più belli a Napoli.

4- A me delle città piacciono le scritte sui muri, gli Space Invaders a Bilbao come a Parigi, gli adesivi. Non mi piacciono troppo le città troppo pulite, mi sembrano finte (tipo la splendida splendida Copenaghen, con cui dubito che farò mai pace). Mi piacciono le vie strette e i ragazzini che giocano a calcio nel cortile sotto casa, e mi sembra Barcellona a tratti come Napoli. Mi piacciono i pintxos baschi, peccato che ce ne siano pochissimi vegetariani e solo un tipo vegan (il fungo alla piastra, yum!). Mi piace anche guardare le persone e vedere come si comportano, mi piacciono le catalane e mi piacciono i baschi! Di Bilbao mi è piaciuto vedere come la politica sia ovunque, come si facciano al volo le occupazioni contro la Tav e i cortei. Di Barcellona mi è piaciuto l’attivismo che ha risvegliato anche il fricchettonismo mai del tutto sopito che mi affligge. Pure perché di fronte a uno sgombero imminente della Rimaia (l’Esc meno postmoderna di Barcellona) vedere un concerto (di almeno tre generi musicali!) dai balconi, con presidio sulla strada principale della città, che poi l’ha occupata ed è finito in un corteo spontaneo fino a un’altra piazza, con la gente presa a bene, non può che farmi piacere. 

5- Mangiare: cucina a casa, vivrai meglio. A Parigi però non si può rinunciare alle crepes, o alle boulangerie, mentre per la Spagna io propongo tortillas a tutto spiano, o al massimo patatas bravas visto che è decisamente difficile trovare di che nutrirsi quando non si è di un credo alimentare onnivoro e si vogliono evitare spese folli e fast food vegani.

 

 

ps.Spagna coast to coast è lungo e dispendioso in pullman, ma altrettanto bello (concedetemi la licenza poetica, lo so che Catalogna ed Euskadi non sono Spagna…)

pps. il video è di uno dei gruppi che hanno suonato dal balcone della Rimaia…

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Storie d’amore e di liberazione

"Ao, ma che voi diventà la Duka de noantre?"

"Beh, de sicuro so duchessa, tsk!"

 

 

Il primo racconto che finisco dopo anni di diari e disordini emotivi.

In verità ho molte remore a caricarlo qui, ma vorrei tanto critiche e insulti, perché non sia mai che mi migliori. Dunque lo carico comunque, in questa serata di calura estiva e cibo afghano che risale dallo stomaco. Di mani che profumano di zenzero, cipolla e aglio. Di pensieri zozzi e di foto di belle donne.

Sperando di non peccare d’ingenuità e di non offendere nessun@. 

Se vi va di leggere i deliri che il caldo mi ha indotto a fare, scaricatelo da qui:sogno di una notte di inizio estate2.rtf

 

 
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Miti sfatati

 

Io vorrei sfatare un mito. Vorrei sfatare il mito per cui un vero maschio te lo dà sempre.

(sì, ho avuto una vita grama).

Detto ciò, vorrei condividere una riflessione molto seria.

"Negli ultimi anni ho raccolto le confidenze sessuali di amiche, compagne e colleghe. Situazioni al limite del grottesco che, sommate alle mie devastanti esperienze, compongono un’antologia (parziale, in ogni senso) delle castronerie che il maschio medio dice durante il paso doble. Poteva la viperonzola vostra esimersi dal fare un post su un argomento così hot? Assolutamente no. Si sconsiglia la lettura a minorenni, cattolici, cardiopatici, razionalisti, accademici della crusca ed eiaculatori precoci: IL PRECISINO: “Ho voglia di te, lo senti, vero?” (Uè, se non prendevi la mia gelida manina e te la piazzavi sulla bottega, non lo avrei mai capito: pensavo ti fossi portato appresso un pistolone western, per difendermi dai coyote; di ragazze sbranate dai coyote nei cessi delle discoteche sono pieni i giornali).
IL FISSATO DEL TIMING: “A che punto stai?” (Al casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere sto, minchione; e dopo questo tuo exploit, non arrivo alla meta neanche se intercede San Cristoforo, protettore dei camionisti).
L’ASSERTIVO: “Sì sì sì!” (Scontato come la morte, bleah).

IL FAN DI GIUSY FERRERO: “Oh oh oh” (A novembreee/ la città si accende in un istanteee/ il mio corpo non si veste più di voglieee/ e tu non sembri neanche più così forteee…).
L’INSICURO CRONICO: “Dimmi che nessuno, prima di me, ti ha fatto godere così tanto” (Non sei malaccio, lo ammetto, ma non mi pare ci voglia chissà quale talento per sorpassare i cavalli zoppi che ho avuto finora).
IL MISTICO: “Ohmioddiooo” (Sputtanatissimo, ammenocché non si opti per un’agiografia meno inflazionata, tipo San Trifone martire, Santa Ermegilda o la Madonna della Catena).
LO PSICOGNOCCOFILO: “Lei è la parte più intelligente di te, mi riconosce subito” (E tu sei uno psicopatico integrale, stronzo).
IL TURISTA: “Vado bene? Procedo in questa direzione o scendo un po’?” (Che cosa sei, un maschio o un tom tom scassato? Mi tatuo sulle chiappe la cartina delle zone erogene, se vuoi; oppure, meglio ancora, t’incido un bel disegnino sulla fronte col punteruolo, razza di demente).
L’INTELLETTUALOIDE: “Ti desidero molto, anche se il nostro è un rapporto fondamentalmente di testa” (Condivido, ma se tu evitassi di spingermela verso il basso, la testa, mentre millanti la nostra intesa intellettuale, sarei un tantino più contenta, grazie).
L’IGIENISTA: “Si vede che sei una ragazza pulita, tesoro” (Ma vaffanculo va’, coglionissimo, profumato come un pino silvestre e gagliardo come un salice piangente).
L’IMPOSITIVO: “Vieni, vieni, vieniii!” (Ahò, mica c’ho l’orgasmo a riconoscimento vocale!).
L’EDUCATO: “Posso entrare?” (Ma ceertoo, si accomodi pure, signor pirla, mi meraviglio che lei non abbia bussato prima; e faccia attenzione quando entra, ché si scivola).
IL CERAMISTA: “Bambolina, casomai ti fa male, lo tolgo subito” (Guarda che lei è fisiologicamente predisposta a questo, fa male solo se ci sono patologie femminili o ipertrofie maschili, e non mi sembra il tuo caso, anzi).
L’AULICO: “Gioiamia, sto per prenderti” (E’ arrivato Gabriele D’Annunzio, è arrivato…).
IL CARROZZIERE: “Che bel corpicino hai, sembra usato poco” (Ti sbagli, tesò, c’ho il contachilometri taroccato io, non immagini nemmeno quanti polpi ho fritto negli ultimi mesi, e tu sei il più moscio di tutti).
IL POETA PASTORALE: “Oh bianca pecorella” (Questa è inutile spiegarla).
IL POETA APULO: “Piccioncina mia” (In Puglia la fica si dice piccione, non aggiungo altro).
IL NIPOTE DI LEONE DI LERNIA: “Meeeh, lo so che ti piaaasceee quando ti chiamo zoccola!” (Vabbò, sempre meglio di pecorella o piccioncina…)
IL COMPARATIVO: “La mia ex è campionessa regionale di ginnastica artistica” (E io ho il nervo sciatico corto, ‘mbé?).
IL PRAGMATICO: “Non parlarmi durante, sennò mi si ammoscia” (Approccio di rara raffinatezza, per la serie il cazzo non vuole pensieri).
IL CENTRAVANTI: “Ti sfondo” (Seee, ma ‘ndo vai? Col catorcetto che ti ritrovi non arrivi nemmanco a metà strada, sentammè).
IL CENTRAVANTI BARESE: “Mo’ ti apro come una cozza” (La più appassionata dichiarazione d’amore che l’homo barensis possa fare alla sua donna, perché una cozza è per sempre).
IL SINEDDOCHICO: “Ma tu ti dai tutta in amore, proprio tutta?” (Qui il tutto rappresenta la parte, quella non istituzionale, la più impervia, interdetta, vagheggiata dal maschio: ciccio, l’infinitesima possibilità che io ti conceda il tutto, dopo ’sta domanda idiota, te la sei bruciata per sempre).
IL CINESTESICO: “Sei un lecca lecca al mio gusto preferito” (A saperlo, mi cospargevo di topicida prima di venire a letto con te, razza di deficiente).
IL CINGHIALONE: “Grunf grunf grunf” (Si eccitava così, il più pervertito dei miei ex; per fortuna, non mi ha mai chiesto di imitare il verso della femmina del tordo sassello).
IL BASTARDO PENTITO: “Nooo, che cavolo stiamo facendo? Non posso!” (Ti azzecchi come una lampreda, mi metti la lingua in bocca e poi, sul più bello, ti sovviene la crisi di coscienza? Se non volevi ferire quella stracornuta della ragazza tua, dovevi pensarci prima: mo’ tu te la pigli senza fiatare, e se fai cilecca ti sputtano alla grande).
L’INNAMORATO: “Vipera, mi ami?” (Mi è capitato un paio di volte, ricordo solo che avevo in corpo più luppolo che globuli rossi; in entrambi i casi non ho risposto).
da Il morso della vipera (grazie!!!!! :D)"

A sua volta, da Mara-libera

Aggiunta:

L’INNAMORATO PERVERTITO: "Amore ma quando avremo 80anni mi farai le pompe
senza dentiera?" (e cazzo noooooooooooo!!!!!!).

 

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