E’ un sacco che voglio scrivere qualcosa per Ornella. Per non dimenticarne quel poco che ne ho conosciuto. Per non dimenticare lo sguardo che oserei definire saggio e le parole che sapevano costruire spaccati nuovi della realtà. E’ un sacco che lo desidero, ma è sempre difficile parlare di chi non c’è più. Ora però, avendo letto il libro di Porpora Marcasciano Favolose narranti, e sentendo che mancava proprio la sua storia, che la sua intervista non verrà mai raccolta, sento il bisogno di parlarne e di scriverne. Eppure non so cosa. Non l’ho conosciuta così bene, eppure lei era così aperta con chiunque. Non si faceva problemi a parlarti e salutarti anche se ti aveva vista due volte. Avrei voluto conoscerla meglio e ricordare di più. Ma di sicuro, sono contenta di averla incontrata, di avere avuto a che fare con lei. Ogni volta che sento parlare di prostituzione, ora, non posso non pensare a lei, allo schifo provato pensando alle violenze delle guardie sul suo corpo, come su quello di tante altre, perché anche se forse è scontata come cosa, non diventa reale se non te la raccontano. Ed è difficile scriverlo perché vorrei ricordare anche e soprattutto che lei non era una prostituta, e non lo era quando l’ho conosciuta, era una donna, una femminista, una bella persona. Soprattutto una bella persona che vorrei tantissimo avere conosciuto di più. Che di sicuro ha vissuto tanto. Una femminista che si vedeva sapere cosa fosse la sorellanza, che non è da poco.
Insomma, ultimamente, Ornella mi manchi, e non so nemmeno perché. Soprattutto, mi chiedo perché non ho avuto il tempo di conoscerti meglio.
Premesso che, non sono io, ma le suddette affermazioni, a portare sfiga…l’esperienza doppiata dello stadio Olimpico è sempre una esperienza. Noi neofite soprattutto sappiamo bene che c’è sempre da scoprire qualcosa: una sciarpetta, un fascio che ci si siede dietro o di fronte e fa il saluto romano tutto il tempo, un coatto antico metropolitano, una coatta antica metropolitana di rosso vestita e di scarpe pitonate, i bambini che bestemmiano quando la Roma perde.
[D’altra parte, la nipote di una nostra amica e compagna, a due anni, già dice "Lazio merda".]
Lo stupore per quanto sono bravi gli sventolatori di bandiere, mica come me, che ho delle braccia che non riuscirebbero manco a tirare coriandoli. Soprattutto cantare all together sulle note di Venditti non ha prezzo, ‘sì come il rituale della formazione.
Però devo dire, che stavolta, oltre all’interesse sociologico, c’è stato lo stress.
Dopo una smaltita da 16 kg (seeee, me piacerebbe…), ci sono state delusione e soprattutto solidarietà con gli amichetti e le amichette che tifose occasionali non sono, ma anche tanta birra.
*se trovate ridicolo che parlando di stadio si usino asterischi, per l’a dir poco incredibile scorrettezza dello stesso, che ha visto anche le più accorate femministe cedere a locuzioni poco antisessiste**, mentre quegli altri facevano l’atavico gesto che vuol dire "fammi una pompa" alla tifoseria avversaria, non siete mai abbastanza addentro alla mia ostinazione e contrarietà e soprattutto pignoleria.
**che poi voglio dire: "cassano chitteseincula" alla fine significa che non inculandoselo nessuno egli soffre essendo privato di un piacere, no?
Non mi chiedete di fare gli interventi davanti a lui. Di fare le trasferte con lui. Di essergli indifferente perché è passato un anno e mezzo e magari anche di più ma tanto del tempo chissenefrega.
Non mi chiedete di non limitarmi. Mi limito, embè?
Come se non fosse limitante di per sè, pensare queste cose dopo averci parlato.
E tu, cristiddio, smetti di fare lo stronzo, e se vuoi pensare a qualcosa, invece di diventare rosso, pensa che cazzo di storia da urlo ti sei perso, quando me l’hai negata. Non che ora un po’ ce l’ho con te.
Per il resto,
vaffanculo.
E dimenticavo, "ciao"!
[quanto è difficile coniugare la militanza alla panza]
Costruiamo insieme un luogo dedicato ad ogni donna resistente
Il 7 aprile del 1944 morivano, fucilate dai nazisti, dieci donne. Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo furono assassinate al Ponte di Ferro perchè insieme ad altri ed altre abitanti dei quartieri limitrofi avevano assaltato un forno. Volevano riprendere per la famiglia quella farina e quel pane che i fascisti negavano alla popolazione straziata dalla guerra, riservandolo ai tedeschi. I loro corpi lasciati esposti sul luogo dell’eccidio dovevano scoraggiare chi intendeva ribellarsi, Ma il ricordo del loro coraggio è ancora oggi la forza di chi cerca giustizia. Sullo stesso ponte un monumento , per lo più sconosciuto mantiene il ricordo di quelle donne. Attraverso la costruzione di un percorso storico, attraverso un continua e rinnovata lettura dei suoi contenuti, e la loro discussione in un racconto collettivo la memoria diviene elemento costitutivo del ragionare il presente e del costruire il futuro.
Il 7 aprile del 2010, vogliamo ricordare su quel monumento e su quel ponte il nome di ogni donna che ha resistito e resiste ai tanti soprusi quotidiani di cui sono vittime le donne nel nostro paese e nel mondo. Quella storia di resistenza ci appartiene ancora, non è finita. La resistenza delle donne è diventata pane quotidiano Ricordare e Resistere sarà parlare delle donne che ogni giorno resistono con i propri corpi, alla violenza fuori e dentro la famiglia, alle guerre, alle privazioni, alla negazione di libertà e delle diverse forme di esistenze, al razzismo e ad ogni intolleranza. Ricordarle sarà lasciare, su quel monumento e su quel ponte, insieme a quelli delle dieci donne scolpite sulla pietra, il nome di ogni donna resistente 7 aprile 2010 ponte di ferro ore 16 In ricordo delle dieci donne giustiziate dai nazifascisti In ricordo di ogni donna resistente
Antifasciste romane
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Sulla suggestione di un bel video tratto da un corso discutibile e dalla mostra che ho avuto il piacere di visitare a Parigi, al museo Pompidou (un anno di collezione permanente di sole artiste, per lo più femministe…una roba che quasi quasi era da orgasmo*)…qualche input sull’arte, sul corpo, sulle donne e, perché no, sulle armi e il riot.
Immaginiamoci scenari da rivolta urbana, contro le macchine. Oggi sono particolarmente anti-automobili, visto che la mia ha pensato di fermarsi per l’ennesima volta. Ma vabbè. Che la rivolta urbana debba per forza connotarsi di connotati machisti e di passamontagna, ovviamente non l’ha scritto nessun teologo. La burla, può essere un ottimo metodo di rivolta, la risata può seppellire fisicamente.
Di porno ho già detto nel precedente post. A me non (sempre) dispiacciono. Però l’idea di entrare in un cinema porno, con la patata all’aria, mitra in braccio e vedere l’effetto che fa, non mi dispiacerebbe. Purtroppo però è già stato fatto.
N.b. un cinema porno non l’ho mai visto, ma quando ero al museo del sesso a Berlino (struttura polifunzionale con sexyshop e varie ed eventuali) si passava proprio per l’uscita del cinemino, e io non trovavo la via di fuga (poi indicatami da un gentile impiegato del posto). Disagio profondo tra uomini di mezza età, calvi.
Dicevamo, il Pompidou. Oltre alle Guerrilla Girls, cui si rimanda per una più completa conoscenza, i video sperimentali anni ’70, Orlan e la sua misurazione del museo utilizzando se stessa a unità, disegni e composizioni di tutti i tipi (su computer e interattive, di design, che coinvolgevano tutti i sensi), mi ha colpita un bel filmato, Heartbeats di Nan Goldin, che mostrava momenti di intimità tra coppie, uno slideshow emotivo ed emozionale.
*anche se noi abbiamo fatto prima a cogliere la tendenza!
Vaffanculo è un insulto e uno dei più desideri desiderati dall’umanità, al contrario di ciò che può pensare o dire Luttazzi. E sì, sono convinta che prenderlo in culo sia uno dei desideri più desiderati dagli uomini, se solo sapessero ascoltarlo. A me piace essere penetrata e mi piace penetrare e mi dispiace non avere la strumentazione per poter godere oltre che dell’altrui essere penetrato del mio divenire penetrante. Mi accontento però.
Il linguaggio è importante. Perciò finitela di dirmi che "abbiamo fatto l’amore", quando di amorevole non c’era proprio niente. Ci sono momenti in cui i sentimenti galleggiano e vanno altrove, sono muti, i corpi parlano e gemono. Godiamoceli, ma non parliamo di amore. L’amore è altro. "C’è un discorso sull’amore e sull’insurrezione che rende ogni amore e ogni insurrezione impossibili." (Tiqqun, Ecografia di una potenzialità).
Il linguaggio è importante. E anche la semiotica. Non capisco cosa ci sia di eccitante in un uomo più grande, più pesante, più alto di me, che prova gusto nel dominarmi. Bella forza! Come se non fosse ciò che succede "normalmente" tutti i giorni: uomini grandi, pesanti e forti che dominano, picchiano e umiliano donne, ragazze e bambine, educate alla femminil sottomissione. No, non riesco a trovarlo particolarmente eccitante.
Il linguaggio è importante. Ed è per questo che amo i porno che fanno ridere. Mi piace che si sdrammatizzi su questo tabù ancestrale, questa cosa che deve essere confinata tra le mura domestiche, questa cosa che non si può vedere nelle strade, ma che rende gli uomini di potere ancora più potenti. Mi piacciono anche le tette di Annie Sprinkle, a dire la verità. E ovviamente i porno non mi esaltano quando sono pieni di clichè. E la cosa che trovo più preoccupante è vedere che su siti come youporn i clichè abbondano. Ma dico io: siete lì davanti a una telecamera e non vi va nemmeno di provare a fare qualcosa di un po’ nuovo? Magari però sono una bigotta io e l’eccitante sta tutto nel distribuirsi alle masse su Internet.
A me Scopami non è piaciuto. Invece King Kong girl di Virginie Despentes sì. Strano che una stessa mano di scrittura mi abbia vista in così diverse posizioni. Di Scopami mi è piaciuto soprattutto il discorso sullo stupro, "non ci tengo niente di prezioso lì dentro". Devo dire che per quanto riguarda l’estetica, non sono rimasta indifferente al fascino della biancheria intima anni ’80. Di King Kong girl mi è piaciuto quasi tutto, anche se su molte cose non ero d’accordo. Ma d’altra parte, non sono stata stuprata mentre facevo l’autostop, non ho mai avuto il coraggio di chiedere soldi in cambio di sesso, non ho mai fatto un porno. Sono veramente una ragazza di antichi valori.
ps. Lo so che forse non è il momento di parlare di linguaggio e di sesso. Lo so che ha vinto la Polverini. Lo so che vogliono ritardare ancora la RU486 e sono già venti anni che aspettiamo e che se ce la daranno sarà col ricovero di tre giorni. Lo so che ci sono fascisti e leghisti che hanno sempre più legittimazione e si sentono forti dei loro disvalori. Lo so che il Vaticano li appoggia, che il movimento per la vita ha ricevuto voti nell’ordine delle migliaia nel Lazio. Però vi prego, oggi non parliamone. Pure perché in vista di questo 25 aprile, che cade pure di domenica (oltre il danno, la beffa), le preoccupazioni non mancano.
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Le relazioni umane sono complicate e forse io sono più complicata delle stesse.
Forse vorrei solo poter decidere di più, in fondo sono una che su se stessa e quello che ha intorno ha bisogno estremo di comandare. A letto e in cucina, mi piace dettare le leggi. Meno alle assemblee, ma se parlo è solo per dire che stanno uscendo delle stronzate immani e che forse è meglio andare su altri discorsi.
Forse in fin dei conti sono solo autoritaria, senza mai essermene accorta.
Comunque no, non sono disponibile e a disposizione. Ogni tanto dò e prendo (forse prendo più che dare, nella maggior parte dei casi). Ma disponibile non sono. Sono una isterica e un’acida di vecchia data, sono pazza, sono sempre incazzata, sono anche un po’ antipatica.
Ma non per questo sono un corpo da strapazzare: ho i miei tempi (anche troppo brevi), ho la mia fisicità, le mie debolezze, le mie varie e variabili ossessioni e ipocondrie. Il mio corpo ha dei ritmi che ogni tanto vanno assecondati e che io so assecondare e che è bello assecondare in due. Per quanto mi riguarda, ce la metto tutta a cercare di sincronizzarli con chi ho davanti, dietro, di lato.
Sono abitudinaria e mi piacciono le coppie. Sarò per questo patriarcale. Sicuramente. Ma sono gelosa e possessiva e amo stare insieme alle persone. Ma alla fine sono anche single dal 2006 e un motivo ci sarà (forse sono questi e questi i motivi?).
Quando faccio sesso con una persona, ho piacere a ripetere l’esperienza, a meno che non sia stata una tragedia totale. In compenso sarà un anno e mezzo che non faccio l’amore e mi manca proprio.
Ah, dimenticavo, sono una a cui piace piangersi addosso.
Ma alla fine, come dice quel saggio tale, "siamo una banda de maniaco-depressivi che fanno l’automanicomi e poi ce se chiudono dentro chiamandoli ‘centri sociali’".
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Oggi mi sono svegliata (male) per fare un esame andato non benissimo e iniziato con:
"Guardi professore, ho avuto delle difficoltà a studiare il suo libro sul fascismo, perchè non riesco a vederlo come un fatto storico".
Giustamente per avallare ciò che avevo detto, poco dopo leggevo delle pratiche leggerissimamente autoritarie messe in atto dalle forze del disordine proprio stamattina.
Fortunatamente poi mi sono messa a leggere i giornali (che ovviamente delle suddette pratiche non facevano menzione) per scoprire che la fellatio è un atto di sottomissione[1]. E io che non me ne ero (quasi) mai accorta!
Fortuna che ci rimane almeno la rete…ah, cazzo, no!
ps. ogni tanto mi stupisco, ma nemmeno troppo, di quanto io stessa sia razzista, quando ad esempio muore una persona straniera e lo consideri "normale", mentre invece se si fa una perquisizione o un arresto tra compagn* la cosa mi colpisca molto di più. Immagino che ciò sia dovuto al fatto che la normalizzazione è una brutta bestia, cui non sfugge nessun@.