Dondolandosi

Leggi certi post, certe riflessioni, e ti accorgi di quanto la propria vita sia un continuo allungarsi e dondolarsi, tra un confine e l’altro, tra i generi e la loro percezione, tra la vita vera e quella che si vorrebbe vissuta. In&Out, tra l’uscir fuori e il chiudersi in sé.

Mi dondolo tra la liberazione e la dieta. Tra inculare ed essere inculata. Tra l’avere letto Piccole donne e l’ossessione sessuale, stringere l’ano e invidiare Rocco Siffredi. Il voler piacere, il voler piacere (madonna come sono banale) a uomini più anziani, a sentirmi nel torto per gli uomini che vorrei accanto, a rimpiangerli in segreto.

Mi dondolo tra la voglia di saper fare buoni dolci, buoni pompini e la pretesa di ricevere del buon sesso orale, e nessun ordine in ambito domestico.

L’amore prima, dopo, durante il sesso, la depilazione, possibilmente, prima. I feticismi piccoli, indisturbati. Il sesso senz’amore e ogni tanto i suoi cattolici sensi di colpa.

Sentirmi libera e sapermi incatenata a passati, persone, gesti, parole d’amore. Ripensare alla prima volta, alla deflorazione sgarbata, alla voglia di avere di più, ai rifiuti e alle rincorse. Inseguimenti a volte pietosi. Voler fare l’amore con una due e mille persone insieme (ci vuole fiducia per affidarsi gli uni alle altre e la fiducia è esponenziale al numero di uni e di altre).

Osservare la maternità altrui, pensare che sia follia.

Quando dei fascisti qualcunque, dissero di me, “ma che è? Amanda Lear? Ma è ‘na femmina o un maschio?”…orgogliosamente sorrisi, dondolandomi tra lo sconforto e la gioia. A volte anche i fascisti ti possono far riflettere.

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Maledetti siano i social network

Premesso che, io amo autistici, e che le grandi passioni vanno quasi sempre dichiarate (per quanto spesso siano ambivalenti).

Premesso che, anche, sono grata di questo noblogs 2.0 e delle sue infinite potenzialità, oltreché del passaggio a wordpress che ci (mi?) rende la vita più facile…

Maledetti siano i social network! (riuscirà la nostra eroina a passare gli esami a settembre o sarà distolta dalla categoria activity, add friends, eccetera, oltreché su faccialibro anche qui*?)

E se volessi odio a colazione, sarei un tantino filonazista?

Intanto, cerchiamo di raccattare i pezzi e raccapezzarci in questa Roma ancora afosa.

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28 agosto @parco Schuster – quattro anni dopo

A volte penso che sono stata fortunata a non conoscere nessuno ammazzato dai fascisti. Poi sento i racconti di chi ha conosciuto Renato, e penso che non è vero. Che sono stata sfortunatissima a non conoscerlo, a non innamorarmi di lui, perché di uno come lui mi sarei sicuramente innamorata. Che devo incazzarmi anche io perché non mi hanno dato la possibilità di conoscerlo.

Quindi domani, a quattro anni dalla morte di Renato, sarò a Parco Schuster, a ricordare che “ora e sempre resistenza” purtroppo non è uno slogan, ma un bisogno. Un bisogno che non si riesce mai a seguire quanto si vorrebbe, sentendo quest’uovo che va su e giu e un po’ di ansia per il futuro autunno.

Su Acrobax, il centro sociale di Renato, si consiglia un documentario molto bello, i cui primi cinque minuti possono essere visti qui. Un documentario di quelli che mi fanno pensare, che forse qualcosa di buono ancora la facciamo di tanto in tanto e di cui si caldeggia la visione.

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Non sono razzista però…

“i rom puzzano, sono sgarbati, non lavorano e rubano o frugano nei cassonetti, non vogliono vivere in case migliori, ma hanno le ferrari, non studiano, dovrebbero tornare al paese loro, poi non sono mica italiani…”

[La foto viene da un set che ritrae vari personaggi loschi durante uno sgombero di campo nomadi.]

Solita tiritera, solite risposte:
“ah ok, tu se avessi una casa da mettere in affitto la daresti a un rom o a chiunque altro? ah ok, hai mai vissuto in un campo con i cessi comuni per centinaia di persone? certo che non lavorano, ma secondo te un rom a un colloquio di assunzione quante speranze ha? e poi certo che rubano… se nessuno li assume… e poi certo che ho conosciuto anche rom istruiti, che lavoravano, che non puzzavano… semplicemente però evitavano di dire in giro che sono rom. D’altra parte per fortuna sul portafoglio ancora non dobbiamo scrivere l’etnia, dunque essendo nate e nati in Italia, se hanno avuto la fortuna di avere una residenza, hanno una cittadinanza piena, con spesso e volentieri minori diritti”.

Difficile spostare le posizioni. Oggi un campo ha preso fuoco, è morto un bambino. La risposta di Alemanno, il sindaco di “tutti”, ma evidentemente non dei rom, ha risposto che manderà le ruspe e periferizzerà chi occupa i campi abusivi, per una questione di “sicurezza”. Aggiungendo il trasferimento “all’interno di campi autorizzati pienamente controllati sul piano della legalità, della sicurezza e della vivibilità”, su cui il termine controllo è forse il più azzeccato. D’altra parte c’è poco da controllare se si costringono persone a vivere in zone ipermilitarizzate, guardate a vista dalle telecamere, non raggiungibili dai mezzi pubblici, ma anche difficilmente raggiungibili con i propri, trovandosi su arterie spesso collassanti dal traffico. Le risposte a sinistra, come al solito, non ci sono, ma per fortuna, la comunità rom ha organizzato un presidio per il 4 settembre, volto a contestare Maroni e Sarkozy (che tra l’altro dovrebbe ricordarsi che deportare esseri umani in stati dell’UE in cui dovrebbe essere garantita la libera circolazione, oltreché fascista, è una pratica illegale).

Sarebbe bene esserci, il 4 settembre davanti all’ambasciata francese, perché purtroppo, tutto il mondo è paese in certe discriminazioni. Ieri gli ebrei, oggi i rom*, domani chissà.

N.d.A. – ho utilizzato il termine rom, consapevole che esso indica solo parte della comunità zingara, per una questione di comodità, per la quale spero di essere perdonata.

*in Ungheria si è arrivati a fare raid alla Ku Klux Klan, sparandogli nel sonno, nell’omertà della popolazione tutta.

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Siamo sotto doppio controllo segreto

Siamo sotto doppio controllo segreto

“Over? Nothing is over until we decide it is! [I think this situation absolutely requires…a really futile and stupid gesture…be done on somebody’s part. We’re just the g**(*)s to do it. Let’s do it.]”

Animal House docet.

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Come ti incasello benpensando

“Via Corelli, nuova protesta sul tetto del Cie
Un cittadino algerino fuggito, 18 denunciati e 11 contusi, tra cui 6 agenti del Reparto mobile e 5 cittadini nordafricani che hanno riportato leggere ferite agli arti inferiori [ACAB]
Intorno all’1.30, 17 nordafricani e una transessuale sono saliti sui tetti del Centro, dopo aver lievemente danneggiato i tre diversi settori in cui erano rispettivamente trattenuti. Secondo quanto riferisce la Questura meneghina, a quel punto è scattato l’intervento di ”contenimento” degli agenti…”

La notizia, buona come quella di ogni rivolta, è dal Corriere. Interessante notare come vengano identificati in maniera razzista gli uomini e sessista la transessuale: non potevate scrivere direttamente le 18 persone? Che me ne frega a me di provenienze e generi?

Tendenzialmente la devianza viene così individuata in categorie riconoscibili e pericolose “i giovani”, “i tossici”, “le prostitute”, “i rumeni”, “le zingare” e via dicendo. La cosa bella è che tutto sommato nessuno sfugge, tranne l’onesto padre di famiglia, quello del diritto privato per capirsi (esiste sul serio come categoria giuridica, tanto che si presume che i contratti vengano redatti proprio come se si fosse tali).

[Andare a dormire più incazzate di prima]

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Zucchine e melanzane remix

Essendo che, quando sono triste, cucino per non pensarci (funziona tipo il didò quando si è piccole, un po’ di pasta da lavorare  in mano rilassa i nervi e fa stare buone e zitte), altre due ricettine, o una sola, al volo.

Ingredienti:

4 zucchine

2-3 patate

2 melanzane

3 pomodori

basilico

yogurt

sale e pepe

aglio

pan grattato

prezzemolo

Innanzi tutto ho scavato le melanzane, ho tagliato alla julienne le zucchine e ho messo tutto sotto sale (compreso l’incavo delle melanzane). Ho poi bollito le patate e nel frattempo messo in forno a 200° per un’ora l’incavo delle melanzane.

Ho poi mischiato patate, zucchine e interno della melanzana con un uovo e un paio di spicchi d’aglio sminuzzati, fatte le palline le ho rigirate nel pan grattato e messe in forno, non senza passarci un po’ d’olio su.

Mentre cuocevano (la cottura è rapida, giusto il tempo di cuocere l’uovo e crostare un po’ il pane) ho preparato il ripieno delle barchette: pomodori fatti a pezzi in salsa di yogurt e olio, con una spruzzatina d’aceto. Ho riempito le melanzane vuote, decorandole con il basilico.

Le polpette sono state poi inondate da prezzemolo e con la salsa di yogurt, olio, aceto e succo di pomodoro avanzata ho fatto il sughetto per accompagnarle.

Per una volta sono riuscita a fare un piatto anche esteticamente simpatico.

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[Ricette] Barchette di melanzane

Non sapendo come al solito che cucinarmi per cena, ho pensato bene di provvedere con una ricetta inventata sulla base di quello che c’era a casa, cioè non molto come al solito.

Ingredienti:

1 melanzana

Pomodori pelati

Pan grattato

Pepe, aglio, dado

Prezzemolo

Olio

Ho messo innanzitutto a cuocere la melanzana, dopo averla tagliata a fette,svuotata e salata, in forno a 200°. Ho messo poi a soffriggere l’aglio in padella, aggiungendo il ripieno della melanzana. Qui a seconda di quanto si ami l’unto si può più o meno friggere e soffriggere la melanzana. Ho poi aggiunto il dado, il pomodoro, il pepe e un po’ di sale. Immagino che se piacciono si possano aggiungere olive e capperi. Dopo un quaranta minuti in forno delle melanzane e il tempo del sugo di restringersi ho riempito le melanzane con il sugo, le ho ricoperte di pan grattato e lasciate in forno almeno altri venti minuti. Per concludere ho decorato il tutto con prezzemolo fresco. Ricetta semplice e veloce, estiva e di scarso impegno ma buon risultato. Penso si possa provare anche con peperoni e zucchine.

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L’indifferenza uccide?

Un bel fumetto di uno Psicotico Domato, sull’indifferenza che uccide.

Uccide le donne, quando i vicini si tappano le orecchie.

Uccide migranti, quando andiamo a fare le spese da Decathlon e non vediamo il CIE di Ponte Galeria.

Uccide chi non ha niente, quando non prendiamo parola, quando non ci incazziamo e dovremmo (sempre troppo spesso. Esempi 1 e 2).

[Quale scimmietta ci rappresenta meglio?]

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Per le ragazze che se ne vanno

Reduce da varie cose brutte nella mia vita e varie sfighe un po’ meno gravi ma egualmente fastidiose, mi sono riletta un po’ di blog, e come volevasi dimostrare, mi sono accorta di quante cazzate ci abbia scritto.

Per quanto fossero vere e intense al momento e sembrino ora, che tutto è cambiato o quasi, storie inutili per un passato inutile. Ma niente lo è.

Una canzone la piazzo qui, pensando alle persone belle che lasciano Roma brutta.

http://www.youtube.com/watch?v=UuQNB2PhgAU

Sperando anche io di lasciarla prima di poi, riuscendo magari anche a seguire le cose che si iniziano in questa afa e che rimarranno qui o facendo tesoro delle esperienze iniziate.

Quanto vorrei sapere che fare tra qualche mese!

La confusione contunde e brucia i neuroni, fa star male, quasi come a pensare al romanticismo intrinseco che ti lascia l’idea di portare tuo nonno, per l’ultima volta, nel posto in cui un po’ sei cresciuta, tra boschi e santuari.

/che noia dire addio e non arrivederci.

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