Vita da squatter

Ho passato un sacco di anni a dire che non sarei andata a vivere in uno squat o un’occupazione. Perché richiedeva energie e testa, implicazione nella lotta, adesione a uno stile di vita e una comunità, una certa preparazione atletica.

Non sempre ciò che si dice o si pensa finisce per essere attuabile. E alla fine ci sono finita. E nemmeno nello squat degli amici più cari, per quanto qui le persone si difendano, nella loro amabilità.

Non ho una stanza, ma un paio di borse e a tratti il letto di qualcuno che me lo cede per caso.

Non comunico bene con tutt* e non posso partecipare alle assemblee. Anche se privilegiata, sempre immigrata sono.

Per fortuna che ricevo sorrisi in cucina quando incrocio le persone, che c’è sempre qualcun* con cui chiacchierare in sala, che ci sono i workshop su tutto a tutte le ore. Che il punk che si sente metal e vive la vita di strada con cui forse condividerò la camera a breve alla fine cerca di comunicare qualcosa anche se non sa niente di inglese. E alla fine ci capiamo un po’. Per fortuna che la cucina non è così sporca e il bagno nemmeno. Che si può comunque vivere dignitosamente anche se mi sento una merda quando non condivido tutto ciò che compro (anche se buona parte sì), perché lo skipping ancora non lo so fare…

Non è poi così male questa vita da squatter. [mi viene da pensare che in Italia i sorrisi sarebbero stati meno, per una piombata dal nulla in una occupazione. ma chissà!]

Chissà che poi non ci prenda gusto.

Immmagine: http://rememberolivemorris.wordpress.com

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Viaggi, miraggi e altre sciocchezze

Succede che si torni indietro, si vada avanti.

Facciamo un viaggio in autostop? Chi ci ha detto che eravamo pazzi a fare la Bologna Firenze a piedi non ci conosceva bene.

Allora andiamo a Lublino e poi in Ucraina. Leopoli, ma solo dopo l’estenuante confine. La frontiera est dell’Europa pare decisamente più difficile da superare rispetto a quella a cui eravamo già approdati. Ma Leopoli è bellissima e allora menomale che c’è.

Mangiare, non mangiare, piangere, abbracciarsi. La casa che non c’è, le stanze squattate negli squat e la doccia fatta con l’acqua riscaldata sulla pentola. Come l’antichi.

Il sonno che arriva sempre sul più bello. La voglia di fare l’amore. La voglia di svegliarsi insieme. Tutto è strano, buffo, bello. Non mi ricordavo più, non c’è niente da ricordare.

Il tuo corpo con la luce del mattino che a Varsavia è più bella che mai. Il mio corpo che non so se mi piace, ma tu gli dai piacere e allora chisseneimporta.

Le stanze senza chiave, i pullman e i passaporti da cacciare ogni volta. Il caffé che viene male e la minestra di rapa.

Tutta la bruttezza e decadenza di Lodz.

Quante cose ci siamo messi negli occhi. E poi non ti lamentare che ti porto sempre in posti belli.

Per non parlare di: Napolitano, governissimi e altre sciocchezze. Per non rosicare su slut walk mancate. Perché omnia sunt communia. Ma non ci lamentiamo.

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Dio è morto

Ho visto le strade della mia città riempirsi di merda, e la chiamano merce e la vendono cara.

Ho visto le ferite nei corpi dei miei compagni, feriti da lame infami. Ho visto le ferite di lame infide, lame assassine, lame nascoste nelle nostre parole.

Ho visto assassini infamare le madri di chi avevano ucciso.  Soci vitalizi del potere, favoriti da sé stessi. Ho visto madri coraggio, dovere ancora ingoiare, prima di poter ricominciare la denuncia.

Ho visto la gente della mia età credere nella Rete, più che nelle reti, nei corpi, nella lotta.

Ho visto i corpi martoriati da una violenza sessista doversi difendere dai nuovi colpi infertigli dal tribunale, dal potere.  Ho visto corpi martoriati negli ospedali, nelle carceri, nelle strade, per mano dei cosiddetti tutori dell’ordine.

Ho visto governi scegliere dieci saggi per far fronte a una crisi totale, e mi sono sentita in un incubo tolkeniano.

Dio è morto.

Nelle mie periferie. Nelle strade dimenticate. Nelle case della violenza domestica. Nelle sagre dell’omofobia. Nelle manovre lacrime e sangue, che fanno sanguinare solo ferite già aperte.

Dio è morto e nemmeno io mi sento troppo bene.

Che la resurrezione ci sia lieve. [Possono chiuderci in galera, non fermare la primavera.]

Immagine: Caravaggio, Ecce Homo, 1605.

 

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Polpette di lenticchie

Avete presente la sensazione di aver trovato la quadratura del cerchio? Io l’ho avuta sperimentando queste polpette, per consistenza e gusto.

Ingredienti:

lenticchie decorticate (quante ne volete, io per una persona ne faccio circa 50g)

fiocchi di riso da cuocere, 1/3 delle lenticchie

due cucchiai di farina

spezie: curry e/o paprika vanno benissimo

sale q.b.

olio

eventuali: semi di sesamo, aglio o cipolla

Si fanno bollire le lenticchie con poca acqua di cottura, al termine della quale si aggiungono i fiocchi di riso (circa 5 minuti prima che siano pronte, per addensare, quindi l’acqua deve finire).

Si mischia l’impasto con le spezie, il sale se non l’avete messo prima (io lo dimentico sempre!) e la farina. L’impasto dovrebbe ora avere la consistenza giusta e potete fare le vostre polpettine, eventualmente rotolate nei semi di sesamo, fa friggere o soffriggere.

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Casa

C’è chi si sente a casa al McDonald, perché dove vai vai sono tutti uguali. In effetti è l’unica cosa che ricordo di quel libro che deve essere stato interessantissimo che scrisse Jovanotti, Il grande boh! e che lessi in tenera età (più o meno quando è uscito).

IMG_5652Anche io mi sento a casa in posti che mi ricordano casa. Capita di trovarsi a cercare i propri occhiali sul suolo di uno squat un po’ lercio e pensare di essere in Paradiso. Chi l’avrebbe detto che bastavano:

– un gruppo con una trombetta

– della gente che volava sulle nostre teste e un calcio in fronte

– del sano pogo.

 

Poi ci si fa due chiacchiere e un po’ di sano gossip di movimento con compagni di fuori, a cui si vuole bene da subito. Notare sessismi e antisessismi e come cambiano. Un po’ di infatuazioni, scoperte su Soros di quelle che manco Militant, e via dicendo. Gli skin che si mettono i giacchettini lato arancione, per esempio. Ma anche i panc che fermano tutte e tutti per aiutarti a cercare i suddetti occhiali al grido di “Okular!!!!!”. Quanti sorrisi! Pure due abbracci.

Tutto questo succedeva poco prima che altra gente di casa sfilasse per ricordare Dax. Per un antifascismo che dura da molto più di 10 anni.

La verità è che vi voglio bene, dovunque siate. E che famiglia, vuol dire gente di casa.

In memoria di Jola. Una che per casa nostra, casa di tutt*, ci è morta.

Soundtrack:

 

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In valigia

Post che avrei voluto scrivere alcune settimane fa, mentre abbandonavo posti, persone e cose, mi incazzavo e lasciavo case, convivevo con persone inaspettate con inaspettata gioia e tanto altro ancora. Sono parole semplici, sempre valide. Si sommano a tutte quelle che ho perso in questi tempi, insieme a certe ricette da leccarsi i baffi che ho scordato.

In valigia non ci stanno i baci gli abbracci e le persone. In valigia non ci stanno le tue parole, non ci stanno tutti i miei libri, non ci stanno le canzoni, le lotte che abbiamo fatto e che faremo, la gioia che provo nel rivedervi, la frustrazione di una Roma a volte scempiata, come l’Italia grillina d’altronde. Via dei Volsci sta dove l’avevo lasciata, ma tutto cambia e poco in meglio.

In valigia ci stanno troppe cose ma mai quante vorresti. Non ci entra mai quello che serve e qualcosa si scorda. Si fanno pacchetti, si prende il volo, e si va.

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In culo oggi no

Disclaimer: post brutalmente liberale, con tanto di metafora sessista. Perdono.

In culo oggi no
mi fa male
E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te
perché ho stima del tuo intelletto ,
Si può supporre
che sia sufficiente
per chiavare in direzione della stratosfera

Jana Cerna


Eccoci qua, nelle patrie galere, con un groppo in gola di quelli che anche a zerocalcare farebbero un baffo. Pronta a performare questa democrazia rappresentativa irreale, con la sensazione che a vincere sarà il qualunquismo di dire tutti i politici a casa aspirando a prenderne il posto in parlmento.

Cosa performare non lo so, rispetto  chi non performa nulla, in quella cazzo di cabina, o chi si esprime in maniere più o meno artistiche che vadano oltre la x. So cosa non farò. Non voterò Grillo perché non lo trovo così diverso dagli altri…Berlusconi non era forse un “nuovo” alla politica quando iniziò? L’imprenditore che scendeva in campo? Certo, Grillo ha usato sapientemente la retorica del 15M, stravolgendola, così come utopie distopiche riguardanti Internet su cui non mi dilungherò, ma leggendo il suo programma fanno rabbrividire i termini “cittadinanza digitale per tutti dalla nascita” (ma che cazzo vordì??? ed è questo che serve ora?) insieme a eliminazione dei contributi per editoria e quotidiani, che come è noto campano d’aria, specie se piccini.

Internet per altro non è neutro, se volete saperne di più potete leggere il lavoro di Ippolita in merito.

I partiti né di destra né di sinistra non esistono, anche se ci sta che le idee e ideologie vengano rinegoziate e ristabilite. Il femminismo come teoria critica (che vedo un po’ diverso dall’attivismo) mi ha insegnato la “situazione”, il situarsi, come elemento base di ogni sapere politico o scientifico che sia. Abbiamo radici, punti di partenza e idee su come dovrebbe essere il mondo che sono intrinsecamente situate tra tendenze di destra e di sinistra e se è vero che possiamo contaminarci, perché non ci sono situazioni innocenti, possiamo cercare una coerenza, onestà e intelligenza in ogni cosa che facciamo.

Quindi, in culo oggi no. Perché ho stima dell’intelletto. E già mi fa male da tempo.

[mi perdonino coloro a cui piace prenderlo in culo – la pratica è rispettabile e anche io la condivido e gusto. Solo, la poesia di Jana Cerna mi era sembrata abbastanza adattabile a questi momenti pre-elettorali, senza però voler scadere in un Luttazzi di cattiva riuscita…se ho fallito ritratterò la metafora volentieri, anzi se qualcun* passando volesse suggerirmene di migliori si potrebbe aprire un contest]

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Fenomenologia della distanza

Quattro ragazze, una città. 26 anni ciascuna, differenti provenienze, stesso programma universitario a farle incontrare.

C. viene dagli Stati Uniti, dove ha conosciuto A., studente iraniano che non può lasciare gli USA a rischio di perdere la cittadinanza. Avrebbe un periodo di ricerca da svolgere a Tunisi, e forse potrebbe tornare indietro, ma chissà. La cosa migliore sarebbe cercare di farsi dare l’asilo o sposarsi, solo che a lei piacerebbe un matrimonio per amore, più che per convenienza per non parlare di tutto il problema di indipendenza che si instaurerebbe.

A. viene dalla Germania e ha conosciuto V. in Olanda. V. le manca e la inquieta il fatto che lei stia così vicina alla sua ex ragazza mentre lei è distante. Ma vivranno presto insieme, solo che non si sa dove, perché V. vorrebbe fare ricerca e non sa dove e A. non sa che lavoro cercare…

Poi c’è L. che sembrava voler stare a tutti i costi nella città ma ora non trova lavoro, non trova dottorati e ha la ragazza distante. E si chiede perché scappi quando le capita l’occasione di farsi una scopata, visto che mai le era successo.

Alla fine ci sono A. e D. e pure loro che non hanno idee – o forse ne hanno troppe – per il futuro e tanta voglia di vedersi per il presente. Per il momento c’è Mumble, che però non funziona proprio benissimo.

Chissà dove finiranno tutt* e otto. Chissà con chi e come… Intanto menomale che hanno inventato l’internet!

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A proposito di Iran (e altri paesi omopersecutori), a volte si concedono in Germania per casi particolari diritti d’asilo a persone omosessuali, ha fatto scalpore una recente sentenza in cui si rifiutava perché “se lo fai a casa e non lo ostenti nessuno ti dice niente”.

A proposito di est in genere, in alto la cartina medievale che lo pone in alto, visto che si pensava fosse lì il paradiso. L’eurocentrismo si esprime in molte maniere…

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Il mondo dopo Facebook

Ce l’ho fatta. Sono uscita da facebook da alcuni mesi e sono sopravvissuta.

Non che ne dubitassi, ma magari c’è chi si chiede perché l’ho fatto o se mi manca.

Non mi manca, in verità a volte sbircio cose su profili altrui, ma il gran fascino della pagina aggregativa delle attività, piaceri, link condivisi e foto non lo sento. Mi fermo cinque minuti, apro due link interessanti che avrei potuto trovare in altra maniera e questo è quanto. Poi mi sento infastidita dalla quantità di cose che appaiono in maniera disordinata sulla pagina ed esco.

Le persone che erano finestrelle che si aprivano in basso a destra sono diventate persone di carne e ossa. A volte ci parlo, dal vivo o al telefono, altre le incontro in carne e ossa. Può capitare che sia più difficile dire certe cose, ma è più bello per questo. A volte è anche più difficile parlare con vecchi amici e amiche, ma anche questo è bello. Chi mi conosce sa che sono una persona paziente, so aspettare, e sono anche abbastanza ostinata da trovare chi potrei voler trovare. Chi mi vuole bene si interessa della mia vita anche al di fuori della piattaforma sociale, anche se a volte ci si perde di vista ci si ritrova sempre.

Ma ci sono altri buoni motivi per non stare su Facebook.

Il primo è che Zuckerberg è un (presumibilmente sessista) repubblicano che si sta occupando di educazione e questo mi fa un po’ paura. Oltre al fatto che lo invidio molto per aver avuto l’idea di Maria Cazzetta (connettere persone), che noi praticavamo dai tempi che furono (alcuni di noi sin dalle famose BBS, che io ancora non ho capito come funzionavano) senza metterle a capitale. Il secondo è che la società del controllo non passa per le istituzioni, ma per il senso di panopticon di tutti verso tutti, se è vero che la nuova maniera di cercare informazioni renderà più facile ai nostri capi, alle nostre insegnanti e a chiunque voglia, scoprire i nostri segreti o semplicemente la nostra vita i nostri interessi e passati amori.

Sul nuovo motore di ricerca di Facebook:

* Stalking Zuckerberg (in inglese)

* Graph Search (in tedesco

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Vorrei

Vorrei che questo mondo brutto fosse un po’ meno brutto.

Che ci fossero meno repressione, meno TAV, meno estradizioni, meno idioti di qualsiasi squadra calcistica, meno violenza di genere e meno divisioni di classe, razza, capacità. Eccetera.

Però alla pace nel mondo ho smesso di sperare un po’ di tempo fa.

Allora vorrei toccarti.

Vorrei fare riunioni su riunioni fino a parlarci addosso.

Vorrei il problema dello spazio. Una stanza tutta per sé.

Vorrei che i miei minuscoli seni si tendessero per incontrare la tua pelle, le tue mani.

Vorrei partorire Atena come Zeus dalla testa.

Vorrei tempo e soldi e poter incontrare tutte le persone che voglio quando voglio.

Maledetti legami che ho sparso tra Varsavia e il Messico passando per Izmir e Roma. Maledetta la mia stupidità che ancora non mi ha insegnato il dono dell’ubiquità.

Mi mancate. Mi mancherete anche voi di qua.

E gli arrivederci sono sempre una preparazione lenta da costruire con un po’ di perizia e tanta malinconia.

Colonna sonora.

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