Precari* siamo noi, precari son gli spazi

Uno ne nasce:

http://www.youtube.com/watch?v=-Prs5BgqgIE

Uno viene sgomberato e difeso.

Precari sono gli spazi, precarie sono le donne.

Sempre più precarie ci vogliono far diventare, ma noi chiediamo e lottiamo per un sacco di cose (Movimento per la fica vs Movimento per la vita).

Precari tutti e tutte, ci si vede tra poco in piazza, seguendo gli andamenti carsici dei movimenti.

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Impressioni d’ottobre

L’autunno è arrivato.

Milano è fredda, ma mi piace più di Roma. Forse se mi piace di più una città che mai mi è piaciuta (pur avendola frequentata da sempre con ottime persone) è veramente giunto il momento di prendere armi e bagagli e andarmene da questo posto.

Ed è così difficile coniugare le tendenze esterofile con la progettualità di una cosa seria, provare a mettere in campo energie, acquisire esperienze e pensare di poter fare qualcosa di concreto qui, che forse non saprei fare ovunque.

Il finesettimana è stato bello, intenso, strano. Niente è andato come doveva andare ed è andata bene così.

Torno, mi fermo un secondo e penso: pure se me ne vado, qui ho capito un sacco di cose. Ho incontrato la forza che ti può dare una donna che è stata 6 mesi in un CIE. Una forza bella, di chi ha voglia di andare avanti e ha voglia di farlo per bene. Ho incontrato donne che hanno vite complicate, pezzi di puzzle da riunire in intrecci senza fine, ma che possono andare tutti al proprio posto, magari con i propri tempi, magari a 60 anni.

[Eh, se ho capito quanto avesse ragione Diana, quando diceva che le vite delle donne sono complicate!]

Ho capito quanto nel migliore dei collettivi femministi, possano esserci casini. Quanto sia assurdo e bello collettivizzare un problema, farlo proprio, rigirarlo. Risolverlo non lo so, “le vite delle donne sono complicate”! Però si creano reti, solidarietà.

E che la solidarietà sia un’arma, è noto ai più.

Per D. e P. e le loro vite complicate, e tutte le altre…

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Consigli per la lettura

Beh, non è proprio una “delizia”, questo passo, ma lo è la letteratura lansdaliana, che mi fa compagnia ogni tanto da qualche anno a questa parte. Dunque, un passo che rende bene cose viste, lette, sentite. Un passo che è un motivo in più per amare quest’autore ironico e tagliente.

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– Vediamo di farti sgonfiare un po’ quell’occhio nero. Povera ragazza. Hai chiamato la polizia?

– Ma no di certo. Non serve a niente. Già gliel’ho detto alla polizia. E loro dicono che è una faccenda personale, e se un negro vuol menare la sua donna, mica sono fatti loro, questi. Eppoi, mica siamo sposati.

– Quindi neanche avete il permesso di pestarvi ben bene, – disse Papà.

– Nossignore, certo che no.

– Non sei punto simpatico, Stanley, – disse Mamma.

Poi fece sedere Rosy Mae a tavola e le premette il tovagliolo col ghiaccio sul lato sinistro del viso, che era quello più gonfio. Vista da quella parte, la chioma di Rosy Mae sembrava fatta di serpenti attorcigliati; poteva tranquillamente essere la Medusa in persona.

– E’ il punto peggiore, – disse Mamma.

– Eggià, il più delle volte mi cazzotta col destro, è la peggio parte sì. Ma anche col sinistro mica se la cava male, eh. Però col destro è quello che gli garba di più, poi a quella mano c’ha pure un anello.

– Ma per via di che diamine è successa tutta questa storia? – chiese Papà.

– Gli ho risposto male.

– A che proposito? – fece Papà.

– E che vuol dire? – rispose Mamma. – Ci manca pure che non si possa più rispondere male a un uomo senza doverne per forza buscare.

– Be’, certe donne non sanno stare al loro posto, – disse Papà.

– Stanley senior, – disse Mamma. – Te lo dico io una volta per tutte. Qual è il mio posto lo decido io. Capito?

JOE R. LANSDALE, La sottile linea scura, ed. originale A Fine Dark Line, 2003, New York.

ps. le risposte delle forze dell'”ordine” non sono molto diverse per donne bianche, a qualsiasi classe appartengano, sempre che le suddette f.d.o. non si mettano a fare le riconciliazioni familiari…

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Prese per il culo

Considerato che, “L’Istat ha reso noto il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) di questo trimestre: 27,9%, cifra record dal 1999. (…) complessivamente ben 2.136.000 persone [sono]in cerca d’impiego (parametro destagionalizzato)- livello più alto dal 2001.” E che “il picco è al Mezzogiorno, con un risonante 40% che ricade maggiormente sulle donne.” Ovvero che “in pratica su cento italiani oltre nove non lavorano ed ogni 100 giovani ce ne sono 30 disoccupati.”

Ritengo che basare una campagna sulla sicurezza sul lavoro sullo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”, con immagini di famigliole felici, che potrebbero non riunirsi più se il lavoratore o la lavoratrice mettessero in atto comportamenti scorretti dal punto di vista della sicurezza, sia una presa per il culo.

(per dare uno sguardo alla mano poggiata sulle vostre chiappe: http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/AreaComunicazione/multimedia/)

In primis perché il lavoro non c’è.

Secundis, visto che il lavoro è poco, perché il lavoro è precario sotto ogni punto di vista, compreso quello dei morti sul lavoro.

Mi rendo conto del fatto che lo Stato sociale non esiste più, che i padroni non mettono in sicurezza nessun@, eccetera, però pure la beffa no!

</span></span>http://www.youtube.com/watch?v=RbPpZmP2O7g

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Polpette di riso

In vista di esami, mi sono dilettata con le polpette di riso.

Ho preso spunto da un blog molto bello, che uso abbastanza, e da una ricetta casuale in rete.

Ingredienti (x 1 o 2 con più portate):

50 g di riso

2 zucchine

bieta bollita

basilico

uovo

pepe, sale, peperoncino.

Ho bollito il riso, unito alla bieta (volendo si può pure bollire tutto insieme e via), con un po’ di limone e basilico e messo in frigo. La bieta va strizzata benissimo! Se non si vogliono ripassare in padella quest’impasto andrà poi diviso in polpette e rimesso in frigo, ed è già pronto.

Dopo un po’ ho invece unito l’uovo, fatto le polpette e le ho ripassate in padella con un goccio d’olio. Consiglio di compattare un po’ l’impasto con farina, io non l’ho fatto e non si sono tenute benissimo.

Intanto avevo preparato la mousse, semplicissima e che penso riuserò spesso. Ho messo a bollire le zucchine con poca acqua, sale e pepe (si può anche mettere dell’olio). Ho poi frullato con basilico e un cucchiaio d’olio. Molto molto buona, la voglio provare anche su seitan/soja e simili.

Per concludere ho messo le polpette sulla salsa e via…

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Aritake yourserf – riprenditi tutto

Si cantava così…

Si fa così…

Per vedere se un po’ si continua anche di qua, fai il test.

(voglio spazi, reddito, dignità, autodifesa, autocoscienza, sputi ben distribuiti e pieni di catarro).

Le donne in rosa, sono la Pink Gang.

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Non voglio lavorare

Io lavoro una volta l’anno, ma quella volta odio. Verso una società del non lavoro, dove anche (non) sapere fare qualcosa produca reddito

http://www.youtube.com/watch?v=80unMaS55xs&feature=related

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Universitas significa in un solo senso

Da brava studentessa universitaria, che in vita sua non ha imparato a far nulla, figuriamoci a lavorare, in questi tempi maturo sempre più la convinzione che l’unico senso possibile di marcia sia quello verso l’estero. Non perché all’estero i movimenti non siano repressi, ci sia questa particolare libertà che ci renderà più belle e scevre da qualsiasi sistema di potere. No, semplicemente perché qui, campare è una impresa complicata.

Certo, non facciamo la fame, noi. Anzi, sono cresciuta abbastanza borghese da pretendere cultura, oltre che cibo, da desiderare una casa, invece della stalla nella quale presumibilmente mi potrei ritrovare tra qualche anno.

No, non ho ricevuto molestie, mentre studiavo. Nonostante ne sia a conoscenza, e legga che a volte ci si sente dare anche della puttana se si riesce bene negli studi. Pare che in questo paese, quello della prostituzione sia l’unico lavoro possibile. Ti prostituisci se fai politica (evvabbé che si trattava di quelle del pdl di cui non si ha stima, ma mo perché le pdiellare sì e  di uno come Bocchino nessuno fa doppi sensi su come abbia ottenuto il suo posto?); ti prostituisci se studi, ti prostituisci se lavori nel campo dell’arte…Insomma, a ‘sto punto divideteci direttamente il marciapiede!

Poi ci stanno quelli che non ce la fanno. Vedono tutto nero e finiscono con il suicidarsi. Perché a trent’anni stai senza soldi, anche se hai eccelso negli studi. Oppure, a trent’anni magari fai due lavori e nonostante questo non ti puoi permettere una casa tua né di ammalarti e se devi fare l’amore con la tua ragazza devi chiedere al coinquilino se per piacere esce quella sera.

Insomma, in questo paese di merda, non è in ballo solo l’insieme più elementare dei diritti umani, colpito a espulsioni, lager chiamati CIE e tutto il resto. Ormai non si riesce a garantire la sopravvivenza nemmeno dei suoi cittadini e delle sue cittadine. Il bello, però, è che il populismo insegna che dobbiamo prendercela con gli immigrati, con quelli che puzzano, rubano il lavoro e le macchine altrui. Invece di prendercela con politici, potenti e mafiosi.

Quindi per ora l’Università mi sta insegnando che l’unico senso possibile di marcia è quello all’esterno. Speriamo che l’autunno, ci porti qualche buona nuova, o che, come su un ponte sullo Stretto, si inverta la marcia…

(la foto è di Tina Modotti)

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Trasherie

Potrei scrivere miliardi di cose sensate. Mi sono persa Gheddafi e tutte le signorine che sono state affittate una mattinata per lui, in spregio ai migranti che uccide e alle migranti segregate nelle case chiuse libiche, con cotone nella vagina per evitare di rimanere incinte, perché lì il preservativo non si usa (eh, invece qui è uno strumento di massa!).

Mi sono persa anche Berlusconi che chiede il numero alle ragazze di Atreju, ma tutto sommato se stai ad Atreju, sono pure affaracci tuoi.

Mi sono persa la riforma dei consultori che vorrebbe fare e probabilmente farà, Olimpia Tarzia, volta a inserire il Movimento per la Vita nei consultori. Il Movimento per la vita è quell’associazione che in Italia rompe il cazzo contro il sacrosanto diritto ad abortire, ma in America ogni tanto mette bombe negli ospedali che praticano l’ivg, e in tutto il mondo minaccia chi abortisce e chi pratica l’interruzione. Come se di per sè non fosse già abbastanza difficile.

Potrei continuare, invece no, oggi è Lunedì, un giorno brutto.

Quindi mi sono dedicata al trash, che tira sempre un po’ sù. La variante nei nostri cuori, è sempre “se non mi lecchi la figa godo solo a metà”, ma visto che (come si noterà) non sono maestra nei programmi di grafica, ci accontentiamo.

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Coprofilia

Non so se vi sia mai capitato che alcune volte gli stronzi invece di prendere la via dello scarico continuino a galleggiare nel vostro water. E’ una situazione incresciosa, risolvibile a tentativi vari di secchiate d’acqua.

Così accade a volte, che ci si trovi a pensare a certe persone che proprio non lo meritano, o non meritano di essere pensato come le si pensano. Stanno lì, come stronzi galleggianti nelle acque nere del nostro cuoricino palpitante, che farebbe meglio a spurgarsi. Ci stanno anche persone che magari se lo meritano, a galleggiare nelle stesse acque, ma a volte bisogna spurgarsi pure da quelle.

Vivo in uno stato di caos emozionale dal quale non uscirà né una stella danzante né qualcosa di buono.

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