Cronica Łodzka

Con un mal di testa da concerto grindcore che ancora mi rimbomba in testa, ho voglia di presentare un po’ di gente con cui sto condividendo cose in questi giorni.

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Cronache dall’esilio

Sabato sera, il piacere di tornare a casa dopo alcune deliziose performance in strada, da artiste e artisti di tutto il mondo. L’ultima mi ha quasi commossa (o erano le candide chiappe di uno dei performer?).

Ho lasciato alcuni pesi a casa. Ho lasciato qualche ansia, non tutte perché comunque tengono caldo. Ho lasciato pure le sorelle, ma se la caveranno. Ero abbastanza inutile. Ora, invece, ho nuovi progetti in testa, la voglia di farmi un giro per il mondo. Tanto quando e se tornerò sarà comunque tutto diverso, e allora se ci siamo è meglio ballare. E a me è sempre piaciuto ballare da sola. Anche se mi stanno piacendo tutte (e i rari tutti!) che sto conoscendo. Perché sono singolarità con dei percorsi così diversi che non so se riuscirò a capirne qualche briciola. Ma mi piacerebbe.

Anche i coinquilini compagnivegani sono così gentili che a tratti mi commuovo.

E qui sarà che sono arrivata il mese giusto, ma ci sono talmente tanti festival che non so davvero da dove iniziare.

Riprendere il respiro, ricominciare da capo.

Mi sento bene, e c’è un abisso tra ora e l’erasmus.

A volte certe cose vanno fatte con un po’ di cuore e testa in più, o forse avevo solo bisogno di ripredermi un po’…

http://www.youtube.com/watch?v=1-3eYnlRR3E&ob=av2e

A colonna sonora..

E comunque non è poi così male.

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Faccio scalo

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Verso l’autunno

Dal colpire, allo scioperare?

Dublino area.

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Mamma Roma

Viene il tempo, dicono, in cui staccarsi dalla propria madre.

Mamma che ci ha nutrite, prese a schiaffi, fatte crescere, fatte piangere.

Un po’ di immagini, per ricordarmi le carezze, lo stupore di una città sempre barocca, quando camminando, manifestando, spostandomi su un autobus, semplicemente notavo un capitello, un’effigie, una scritta. Foto su pellicola, perché l’indiscreto fascino dell’analogico è imbattibile.

Ad esempio ho scoperto che le madonne nei palazzi mi fanno morire, non solo a Roma.

La tomba di Gramsci, che si trova in uno dei luoghi più belli di sempre e che purtroppo ha avuto pessimi effetti su ogni tipo di mio romanticismo. Cimitero inglese, dietro Piramide, ci si trova anche uno il cui nome è scritto nell’acqua.

Le spezie (con i loro odori e colori) a Campo de’ Fiori. Macchina fotografica a ‘sto giro digitale e gentilmente concessa da Spleen.

L’Archivio di Stato, che purtroppo ospita pure i senatori. Ma rimane uno dei luoghi più belli per studiare. Ci ho starnutito molto lì dentro, quest’anno…


La Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, la fontana delle tartarughe in Piazza Mattei, il ghetto e i suoi vicoli.

Via del Teatro Valle, il dentro, il fuori. Un ferragosto spettacolare, le vecchie botteghe che sembrano quelle di una volta.

E per chiudere, i posti di sempre. Roma Sud, Garbatella. Essere cresciuta, nel bene e nel male. Le femministe, gli afghani. L’Università. Tutto.

nb. sorry per il pessimo editing delle foto, ma sono giorni un po’ trafelati e non si riesce a fare tutto…

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Il bere, in età moderna

Secoli XVI-XVIII.

William Hogart (1697 - 1764), Il banchetto (dalla serie: Campagna elettorale)

“Una critica che non solo Fonzivin rivolgeva ai professionisti francesi riguardava il servizio delle bevande. Le bottiglie – per paura che si rovesciassero mentre si cercava di prendere un piatto – non erano posate sulla tavola ma su un buffet, assieme ai bicchieri. Ogni volta che si desiderava bere bisognava farsi servire o da un proprio valletto, se si aveva la fortuna di averne uno, oppure da un cameriere della casa, del quale di solito era più difficile attirare l’attenzione. Alcuni francesi come Grimod de la Reynière lo confermano.

Nell’Europa del Nord e dell’Est il problema non esisteva, perché era difficile che si bevesse mangiando. Come presso gli antichi greci il pasto era diviso in due parti, rispettivamente consacrate al mangiare e al bere. In Inghilterra le donne si ritiravano dopo uno o due bicchiederi. Di altri paesi non esistono testimonianze. Ma su un punto tutti sono d’accordo, soprattutto i francesi, che gradivano poco questa pratica, ed è che a forza di far brindisi e di sfidarsi a bere, tutti i commensali si ubriacavano abominevolmente. In Polonia finivano sotto la tavola uno dopo l’altro, da dove i servitori dovevano portarli a letto di peso”.

Jean-Louis Flandrin, Massimo Montanari, Storia dell’alimentazione, Roma-Bari, 1997, pp. 446-47

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Dolce vegan alle…zucchine!

Dolce e salato non può essere reato! Anche se questo dolce in realtà è solo dolce, perché come ben saprete le zucchine non nascono salate, ma come le carote hanno un fondo dolce.

La ricetta di base l’ho copiata da qui, ma ho sostituito le uova a latte di soja e aggiunto un paio di cucchiai di olio (io ho usato quello di mais, forse con quello di oliva, di sapore più forte, è meglio mantenere quelle dosi). La consistenza era abbastanza friabile (ma non troppo) e in effetti mi si è rotto tutto (ho scelto la teglia sbagliata!)…dunque ho ovviato con una copertura in cioccolato. Piaciuta anche a non vegani, sicuramente da rifare per la facilità. Probabilmente sostituendo alle zucchine le carote viene più o meno uguale.

Nel dettaglio, che ci vuole?

300 g di zucchine

150 g di zucchero

170 g di farina 00

latte di soja

scorza di un limone

6 cucchiai di olio

pinoli e uvetta, a piacere

1 bustina di lievito per dolci

100 g di cioccolato fondente

Mischiare gli ingredienti (eccetto la cioccolata) e infornare per mezz’ora a 180°.

Sciogliere la cioccolata a bagnomaria e ricoprirci la torta.

Stop.

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Manovra

L’antipolitica che fa politica. L’antieconomia che fa economia.

E io che giro il volante, saluto dal finestrino. Mi arrabatto dietro a pentole e riso e pasta e mi chiedo se tutte e tutti abbiano mangiato, ma mi sa di no, perché siete troppe. E menomale.
Lo stomaco stretto nel magone e a me invece non va più di mangiare, voglio solo piangere.

Fanno a pezzi lo stato, non quello sociale, ma le stesse strutture che li legittimano. E io non riesco nemmeno ad aprire il giornale. Non ci riesco perché se no mi sento male.

Ma almeno vvb. Come si scriverebbe in un messaggio adolescenziale. E qui resto.

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Tu

forse non essenzialmente, tu.

Però, vorrei, che fossi tu.

(conosco tutte le uscite del raccordo, lo prendo sempre, per venir da te).

Il telefono, intanto, fa tutututututu.

E tu sei indisponibile che Rosy Bindi in confronto è una tipa socievole e promiscua.

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Solid.

Le buone notizie di fine estate….

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