Join the homosexual Intifada

E ce ne serviranno di san pietrini. Ma noi ne abbiamo le tasche piene, e saremo pronte.

Se solo me lo aveste detto prima. Ma mi piace iniziare a gamba tesa.

Foto di Diana Junyet presa di qui.

Titolo in prestito da Raspberry Reich, film di Bruce la Bruce.

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Vegan Muffin

Questa la scrivo perché avendo pesato tutto ed essendo venuto super bene non vedo perché scordarmela.

Prendere:

200 g di farina

100 g di zucchero

Uvetta, cioccolata o qualche altra delizia

100 ml latte di soia

3-4 cucchiai di olio (io uso l’extravergine anche per i dolci, ma de gustibus)

100 ml succo di mele.

Mescolare, infornare in appositi stampini, mettere in forno a 200°. Fatto e slurp.

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Home Safety, autogestione e resistenza: una comunicazione femminista sul 15 ottobre

Condivido un documento da anonima collettiva femminista…

Siamo femministe e antifasciste, il desiderio d’esprimerci sull’esperienza del 15 ottobre parte da una serie di sommovimenti interni ai nostri corpi, più che da un’esigenza di far parte della tempesta di “comunicati”. Un comunicato è un participio passato, noi speriamo di metterci in comunicazione.

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Figlie di puttana

Documentario da Al Jazeera su un’organizzazione che cerca di rafforzare le ragazze vittime della tratta o figlie di prostitute. Delle giovani rivoluzionarie.

Bello.

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Antifascismo mili-tanz

Seguire cio’ che sta accadendo in Italia alimenta ansie, paure e frustrazioni che era tanto che non sperimentavo. Mi sento addosso una cappa di schifo di cui non riesco a liberarmi e quasi quasi meglio che non torno…

Leggi speciali, cittadini che si improvvisano infami e poliziotti, ma che paese e’? Quale circolo vizioso ha portato i mezzi di informazione di massa a diventare mezzi di delazione di massa? Forse e’ tutta colpa di “indovina chi” a cui giocavamo alle elementari? (io mi ricordo che funzionava intanto col genere: e’ maschio o femmina? e buttavi giu’ meta’ delle caselle…).

Intanto qui si prepara una grande manifestazione volta a bloccare quella patriottica nazionalista e in ultima analisi fascista che si terra’ a Varsavia l’11 Novembre. Anche se sono anarchiche e anarchici per lo piu’ si e’ scritto un regolamento molto preciso per entrare a far parte della coalizione antifa. No alle bandiere. Si’ a tutte le pratiche di antifascismo e al rispetto di ognuna per ognuna. Ma anche che blocco significa blocco.

Sono giovani, sono belle e belli. Non hanno quella disillusione che almeno per quanto mi riguarda mi ha colpita ancora prima di cominciare. La prima chiamata antifa l’hanno fatta pochi anni fa delle ragazze che spontaneamente hanno preso spazio in una citta’ con poche centinaia di persone. L’anno scorso la manifestazione (di qualche migliaio di persone) e’ riuscita  far spostare il corteo dei fascisti. Quest’anno si punta a bloccarlo. Le energie da entrambi i lati sono moltissime, e non sara’ facile.  E l’altro obiettivo e’ far capire cosa il fascismo sia, il fatto che non riguardi solo svastike sui muri delle citta’ ad esempio, ma qualcosa di piu’ complesso. E per farlo ci vogliono i colori e le azioni, oltre che la fermezza. Se no famo a chi ce l’ha piu’ lungo (il bastone) e basta (controllare al minuto primo del video linkato).

11 Novembre, Varsavia.
Sempre in ogni citta’.

Bloccare il fascismo.

(e speramo bene)

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[Iran] Attivista condannata a 90 frustate perche’ non indossava il velo

In Iran c’e’ chi rischia la liberta’ e la pelle per non aver indossato il velo. Tra meno di due settimane una donna ricevera’ 90 frustate solo per aver recitato in un film. Un’altra ragazza, una sua amica, me l’ha raccontato. Non importa dove e come. Io avevo gli occhi pieni di lacrime, ma le ho ingoiate tutte. Sono una privilegiata e non mi posso permettere la lacrimazione, anche quando mi parlano di arresti e stupri nelle galere.

La stori di Masih Alinejad alla ABC e il film in cui compare [1, 2].

Il giorno successivo ho capito un po’ cosa si prova, quando lei mi comunicava la sua preoccupazione e la sua voglia di tornare, abbracciare, lottare. L’angoscia di ascoltare tutto il giorno una radio, tutto il giorno controllare i twitter. Tutto il resto. Poi la narrazione. Questa narrazione che e’ macha quanto la piazza che racconta: macha perche’ non cerca di capire, non cerca di andare oltre, non cerca il confronto ma solo lo scontro. E la vedo da ogni parte, purtroppo. Finora ho ascoltato solo una narrazione che condividessi e non ho visto nessun tentativo di metanarrare le ragioni di uno scontro. Non ho bisogno della faziosita’. Per quella c’e’ repubblica. Voglio parlare di come si sta in piazza, di quello che voglio fare in piazza e di quello che voglio comunicare. Di come si tutela chi non condivide le mie pratiche o di come si condividono i diversi modi.

Condivisione.

Compagno significa quello con cui mangio insieme, io a certa gente je sputerei solo nel piatto, anche per come racconta certe cose. Solidarieta’ dovremmo creare, non rancore.

Ho deciso che oggi non condividero’ nessuna narrazione. Cio’ che hanno fatto le sorelle l’ho linkato gia’ ieri. Condivido una storia, quella di Masih. La condivido perche’ un’altra sorella me l’ha chiesto, perche’ la politica si fa coi corpi, ma in Iran questo e’ piu’ vero che altrove.

Spero che la diffondiate, tacendo un attimo su tutte le stronzate che sono state costruite o raccontate o fatte da chi non sa trovare il tempo per condividere, narrare e unire come compagna o compagno.

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A migliaia di chilometri da migliaia in piazza…

Feriti da blindati, corri corri corri, almeno un arresto, azioni di donne.

Mi sto sentendo male.

Caricano caricano caricano, come fosse Capodanno, e io mi sto sentendo la Radio e mi seguo i twitter e chatto con chi sta come me. Cazzo cazzo cazzo.

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Sisterhood

Vivere lo stato di separazione tra quello che hai fatto finora e studiarlo di lontano.

 

 

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Involtini di cavolo nero + Tofu alla taiwanese [vegan]

Oggi mi sono data alla cucina, come ogni finesettimana richiede. Dopo la passeggiata al mercato e al negozio di seconda mano, mi sono messa a tentare degli involtini. Il risultato e’ stato soddisfaciente.

Ingredienti:

foglie di cavolo nero, tante quanti sono gli involtini

patate

carote

tofu o prosciutto vegano

pomodori pelati

sale

pepe

olio

aglio

Per prima cosa ho bollito patate e carota, fin quando non sono diventate morbide. Poi le ho schiacciate bene con forchetta, insieme al finto prosciutto, sale e pepe, mentre ho messo le foglie a sbollentare. Ho preparato un sugo semplice (olio, aglio, pomodoro e sale) e ho preparato gli involtini mettendo il ripieno nelle foglie, che ho poi chiuso con gli stuzzicadenti. A quel punto erano pronti per essere insaporiti nel sugo, li ho lasciati un po’ in padella et voila’…

Non amo molto i finti insaccati, perche’, appunto sono finti, solo che spinta da curiosita’ li ho comprati…Ma passiamo alla ricetta numero due.  Ce l’ha presentata la nostra amica di Taiwan, ovviamente il piatto e’ della cucina cinese, visto che la cultura e’ quella.

Ingredienti:

Tofu morbido

Olio

Salsa di soja

Erba cipollina

aglio

Il tofu va fatto dorare in ogni sua parte sull’olio, poi si leva, si mette da parte e si fa dorare l’aglio. A seguire si unisce l’erba cipollina (nei gambi in pezzi lunghi), e si da’ una spruzzata di salsa di soja. A quel punto siete pront a ributtare il tofu sul fuoco e a dare un’altra spruzzata di salsa di soja. Semplice, veloce, buono. Quantita’ di OGM e sale ai massimi livelli, ma non si puo’ pretendere tutto, no?

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[Antifa] Home, sweet home

da Core

A Roma Tre ottobre comincia nel segno delle vigliacche violenze ad opera dei neofascisti.

Questa mattina due ragazzi residenti del quartiere di San Paolo sono stati aggrediti da una compagine di dieci camerati dell’organizzazione Blocco Studentesco, rei di ‘stacchinare’ dai muri degli edifici antistanti la facoltà di Scienze Politiche i manifesti dell’omonimo gruppo. I due giovani sono stati raggiunti alle spalle dalla squadraccia che, uscita dalla facoltà, dopo avere insultato i due, non ha esitato a colpirli con i ferri delle cinghie delle proprie cinture.

“Ti svegli la mattina, trovi il tuo quartiere imbrattato dai manifesti di un gruppo che non si vergogna a definirsi ‘fascisti del terzo millennio’ – racconta uno dei giovani aggrediti – e quando cerchi di togliere quei manifesti dai muri delle tue case, dieci persone ti circondano e ti prendono a cinghiate.”

Allargando lo sguardo oltre lo spiacevole episodio avvenuto questa mattina, vanno fatte alcune considerazioni chiarificatrici.

Nonostante si definiscano ribelli e siano molto lesti ad aggredire i giovani abitanti di San Paolo in dieci contro due, sembra che i coraggiosissimi neofascisti siano ‘vicini’ alle forze dell’ordine.  Testimonianze dei residenti del quartiere riferiscono di aver notato, ieri notte, circa sessanta persone atte ad attaccare manifesti nelle vie di San Paolo che bordeggiano gli edifici delle facoltà universitarie, e che tale comitiva fosse scortata da auto pattuglie con tanto di lampeggianti accesi.

Segnali preoccupanti per la tenuta democratica dei nostri territori, considerando inoltre che l‘Ateneo di Roma Tre, nonostante le proteste trasversali da parte di tutte le organizzazioni studentesche a seguito di altri episodi di violenza di cui gli esponenti di Blocco Studentesco sono stati protagonisti, ha permesso ai neofascisti di presentarsi alle ultime elezioni universitarie ed acquisire agibilità istituzionale, nel completo sprezzo dei valori su cui si basa la Costituzione Repubblicana.

 

 

 

 

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