Per Carlo, per le rivolte

Per le rivolte nei CIE e per la sentenza al Sud Ribelle che dovrebbe arrivare oggi.

Integrazione: in appello si conferma l’assoluzione per non sussistenza di fatto, già del primo grado di giudizio :). Ogni tanto anche una buona notizia!

Nelle nostre lotte, sempre.

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Arrivederci, amore, ciao

Ciao Carlo.

Ciao donne e uomini rinchiusi e uccisi nei CIE.

Ciao morti di carcere.

Ciao morti di deserto in Libia.

Ciao trans uccise dai complotti del potere, da giochi più grandi di giri di droga e prostituzione.

Ciao donne ammazzate di botte dai mariti.

Ciao morti sul lavoro.

Ciao perché si vive un po’ pure per voi, anche quando passano gli anni, fino a 9, e si pensa quanto si è cresciute. Perché noi non siamo la generazione politica morta con Carlo, siamo quella che è nata con lui.  Ci hanno un po’ ammazzate le lame dei fascisti, con Renato e non solo, con le botte viste, o ricevute. Però con Carlo, siamo nate, politicamente. Per lo schifo. E poi abbiamo visto tutto il resto. Dopo i proiettili “deviati”, il sangue per strada, abbiamo visto quanto sangue scorre, in nome della democrazia, della cosa di tutti italiana.

E abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa. E magari prima o poi lo faremo, o lo stiamo facendo.

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[Ricette] Polpette di zucchine (vegan)

Oggi mi sono dilettata in cucina con le polpette, mondo infinito di sperimentazione…il cui ideale scopo sarebbe giungere ad eliminare quella roba di plastica che spacciano per soia.

Ingredienti:

– zucchine, due

– cipolla, una

– patata, una

– prezzemolo, sale, pepe o peperoncin, q.b.

– cucchiai d’olio, due (ma volendo anche olio di semi per friggere)

– aglio (se non si frigge)

– se c’è, sugo di pomodoro avanzato.

Ho messo a soffriggere le cipolle, mentre ho tagliato a julienne le zucchine per poi metterle anch’esse in padella. Intanto ho bollito le patate (immagino perdano molto del proprio nutrimento togliendo loro la buccia e facendole a pezzi, ma si bolliscono anche tanto prima…).

Poi ho inserito il tutto nel frullatore e frullato. Ho aspettato troppo poco per la cottura, avrei dovuto levare più acqua. Comunque ho risolto aggiungendo farina e pan grattato per evitare che fossero troppo molle.

Ho messo poi a soffriggere l’aglio nell’olio, ho messo le polpette a cuocere e ricoperto col sugo di pomodoro avanzato.

Semplicemente ottime, sono molto fiera di me. 🙂

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Manca, manchi

Dentro ci sono alcune tende e dei picchetti che fanno male, conficcati nel cuore.

Ma il campeggio è gratuito e i picchetti restano anche senza reggere nessuna tenda.

Mi manca tutto.

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Incongruenze

L’Italia ha perso. Che peccato.

11 pagine di giornale sulla sconfitta italiana, seguite dalle notizie serie, tipo: piscine che cadono a pezzi appena costruite nella ridente città di Roma, terremotati dimenticati che decidono di prendere parola (in questo caso sotto la Rai), corruzioni di cui non è nemmeno da far menzione e tante altre.

Nel frattempo ieri sera il servizio d’ordine non ufficiale della comunità ebraica romana ha picchiato una trentina di attiviste e attivisti a Roma, mentre accendevano candele per ricordare i 7500 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane (il solo Sharit si trova invece in quelle palestinesi). Ma che @°#!!!!, con tutti i fascisti che infettano la città di Roma, non avete di meglio da fare? Usate le vostre non strette spallucce per derattizzare l’Urbe, ve ne prego!

Quindi, del fatto che l’Italia abbia perso, a me, non me ne frega un cazzo. E soprattutto: finalmente togliamo questi tricolori orribili con cui si erano agghindati balconi e finestre. Anche se il tricolore è infatti simbolo fascista scippato dalla Fiamma (i fascisti veri avevano il tricolore sabaudo), a me questo nazionalismo non piace. Forza Italia di qua e di là l’italiano medio vota Berlusconi.

[E che la dittatura si faccia a colpi di pallone è evidente anche dalle pagine dedicate sui giornali]

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Antifascismo&antisessismo a/r

Bene. Quest’anno a Roma il pride sarà di destra.

In un’Italia che sembra sempre più rivolta al fascismo, potrebbe sembrare paradossale, ma in realtà ciò è lineare: colonizzazione di ogni forma di vita, di ogni spazio, di ogni azione. Dimenticare il movimento di rottura con Stonewall, promuovere una politica alla Dolce&Gabbana. Il frocio imprenditore, che in fin dei conti ha sicuramente più stile dell’etero e se fa moda avrà sicuro successo.

Anche le trans sono di destra, ma in tal caso promuovono una transizione completa: o uomo o donna, la trans rimane tale solo per sbaglio e per poco.

Insomma, la reazionarietà e il berlusconismo, non hanno connotazioni di genere o orientamento sessuale.

La cosa un po’ mi intristisce, invero. Non che sia impossibile, come non è impossibile che la stessa Casa Pound o chi per lei promuova delle politiche pensate per omosessuali (così come non è impossibile promuovere politiche che pensino alle donne). Ma è triste e tanto. 

Terreno che se ne va sotto i piedi. Il nostro dovere è quello di fare proposte nuove. Rifiutare sfilate. Riprendere in mano lotte che sono di tutte, tutti e tutt*, perché la libertà sessuale non è solo un problema di letto. E’ un problema di libertà in genere. E oggi la libertà è decisamente sotto attacco, mentre la destra si inserisce prepotentemente in ogni campo, compresa la cultura, basti pensare agli esami di maturità (ma se penso al mio corso di laurea, probabilmente potrei trovare anche esempi migliori). Mentre d’altra parte si legge in maniera fascista, anche chi fascista non era (Rino Gaetano, Andrea Pazienza…).

Insomma, qui ci stanno togliendo tutto, pure le mutande. 

 

 

Immagine da qui.

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Repressione fa rima con regressione

La RU486 bloccata nel Lazio, perché mancano i posti letto. Ru che potrebbe essere data solo entro la settima settimana dalla fecondazione (cioè appena si ha la certezza di essere incinte).

Attacchi alle pretese di antifascismo della comunità GLBTIQ (un antifascismo, che, se mi è concesso, considero in qualche modo biologico).

Attacchi su ogni fronte, regressione dentro le mura domestiche, o fuori dai confini italiani, per i soggetti considerati pericolosi, ostili.

Reprimere, ma in maniera soft. Farcela sembrare una scelta.

Due esempi, di come il contenitore sociale possa travisare solo merda, verso il contenuto.

Altri sono ben spiegati qui.

"Certo, oggi, anche l’uomo può dare una mano in casa. Ma questa faccenda
di averci messo il grembiale non si è rivelata molto producente. La
femmina un ruolo ce l’ha, gliel’ha dato Madre Natura. L’uomo no, ha
dovuto costruirselo. Ma oggi non ha più occasioni per esercitarlo. Non
c’è più la guerra dove provare il proprio coraggio (la guerra d’antan,
dico, non quella odierna dei robot, tanto che vi partecipano
anche le tipe, robb de matt), non c’è più il duello. La forza
fisica, sostituita dalla tecnologia, non conta più nulla eccetera. E,
senza ruolo, l’uomo non esiste. Così le ragazze, che sognano pur sempre
il vir, il "principe azzurro" (lo si vede ai matrimoni dove
tutte, non solo la sposa, versano fiumi di lacrime: la cosa le emoziona
ancora) si trovano davanti un bambino (“Ricordati che in ogni uomo c’è
un bambino che vuole giocare” scrive Nietzsche).

E ne rimangono deluse. Conosco molte trentenni, spesso belle, colte,
eleganti (fini no, la ragazza "fine" è scomparsa dall’Occidente) che fan
una fatica boia a trovare un partner. Non per una scopata (anche per
quella, gli uomini, di fronte all’aggressività femminile, stan
diventando tutti finocchi), ma un uomo che dia loro la sicurezza e il
senso di protezione di cui hanno bisogno. Consiglio uno stage in
Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come
meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano."

Da il Fatto Quotidiano del 19 giugno

E già che ci siamo:  la violenza sui minori, con i dovuti distinguo se è "lieve".

Veleno.

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E la luna bussò

Senza invito non entra nemmeno la luna…e se ne andò un po’ più in là a cercare qualcosa da fare, dopo aver pianto un po’ per un altro no…

 

Ci sono posti che non possono essere posti neutri e neutrali. In cui entrare suscita comunque sempre un po’ di emozione. Prima viene sicuramente l’imbarazzo. I centri sociali e gli spazi occupati sono carichi di significati per chi li vive, hanno le loro storie, i loro retroscena e anche quando questo non vuol dire per forza essere chiusi nei confronti del mondo esterno (ma è facile che ciò avvenga), spesso e volentieri incutono un po’ di timore.

[sono una timida cronica, io]

La prima volta che sono andata al Forte Prenestino, uno dei più begli spazi di Roma, fu in occasione dell’assalto. Un’occasione pesante. Era forse il primo anno in cui mi addentravo nelle politiche cittadine, e fu un anno duro, anche se non per me, che ancora ero abbastanza fuori. Primo giro in zona Tufello* per la bomba all’Astra, per esempio. 

Poi ci furono gli innamoramenti, gli appuntamenti.

Ci furono le mani che si incrociavano quando tutto era ormai finito.

Farsi piedino alle riunioni.

Urlare e piangere a un concerto pieno di gente pelata. 

Riprendersi solo con "If the kids are united" e pensare alle girls.

Ci fu uscire vestita da lemming e chiedersi se andarci ad attacchinare.

Ci fu andarsene dalle riunioni con altre persone, sperare di non dare troppo nell’occhio.

[Radio Serva è viva e lotta insieme a noi]

E poi c’è il Crack!

Banchettare per progetti politici.

Conoscere gente bella, pizze e tarallucci offerti.

Roba alla Animal House, senza chitarre spaccate in testa a nessuno.

Rivederli tutti insieme.

Quello antico che fa ancora stare un po’ male, perché gli si vuol bene.

Quello seminuovo, ma che già pensa ad altre cosce e che altre cosce ospitano.

Quello nuovo, con il quale ci si fanno addirittura i bacetti in pubblico.

E magari qualcuno futuro.

[Magari se iniziassi a scegliermi uomini in ambienti diversi, sarebbe meglio]

Insomma, ci stanno posti cui penserò sempre con affetto. Pure se ho dentro ci ho pianto e strepitato. Pure se i muri sono un po’ zozzi e i cunicoli mai sicuri.

 

* e se non fossi stata compagna, parola ormai desueta, sicuramente in certi posti non ci sarei mai finita. Tipo: Valle Aurelia, via delle Medaglie d’Oro, il Tufello tutto, Vigne Nuove e Torre Maura…per citarne solo alcuni.

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D’amore si vive perché di precarietà si muore

Odio doverlo ammettere, ma ho un costante bisogno di nutrire il mio lato romantico e cinico, cresciuto a Guccini in tenera età con continui rimestamenti amorosi con persone sbagliate.

Il giovane Werther ce l’ha insegnato, il vero amore dev’esser travagliato!

Penso che il mio lato romantico e cinico sia tutta una scusa.

Una scusa per non pensare che un domani non saprò che lavoro cercare e probabilmente non ne troverò uno. (e domani è tra un anno)

Una scusa per non pensare che tra una leggina e l’altra stanno instaurando il regime nella nostra povera patria, di cui ci riscopriamo amanti solo in vista dei mondiali. (io i mondiali li odio, quando l’Italia viste gli ultimi mi addormentai sul recupero. odio anche la parola patria, che contiene il termine androcentrico, sessista e fallocrate di padre, ma al tempo stesso ne preferisco la connotazione affettiva, rispetto al non meno autoritario, ma più asettico, nazione).

Una scusa per non pensare che in pensione non ci andrò mai.

Una scusa per non pensare che nei CIE si uccide, stupra, sevizia. E tutto questo capita senza apparente logica, se non quella della discriminazione etnica. Non ditemi che nei CIE si sta per mesi per l’identificazione, che non ci credo nemmeno se è vero. (che poi: che ti vuoi identificare se una persona scappa dal proprio paese per motivi politici, etnici o religiosi? pensi che i regimi dei paesi suddetti si preoccupino di fornire i dati o non si preoccupino di rintracciarne le famiglie?).

Una scusa per non pensare che Roma è sempre più piena di fascisti e che io mi sento impotente.

Una scusa per molte altre cose, ma soprattutto per non pensare.

Il lato cinico e romantico mi aiuta a non lottare, a piangere sul latte versato.

Prima o poi lo accoltello nel sonno.

 

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Riscoprire come si bacia

Avrei voluto scrivere due righe su come certi uomini facciano sentire scolapasta e come invece nonostante una pratica alla "nessun rimorso nessun rimpianto" se proprio dovessi scegliere cosa avrei rifatto con quelle persone che ci hanno fatte sentire tali, rivomiterei sulle loro scarpe o darei loro pizze in faccia molto più sonore di quelle che diedi a suo tempo. Ma a quanto pare la realtà è più complessa delle apparenze. Le sfaccettature si moltiplicano e la pazzia pervade tutto.

[Lo dicevo io che abbandonare il discorso sulle droghe sarebbe stato deleterio al movimento.]

Ma visto che, appunto, le cose pare che siano più complesse ed ovviamente estese, vorrei solo riflettere su quanto a volte l’adolescenza perduta nei meandri di ciccie che si scoprono subito, si danno presto e tutto il resto, sia una perdita in termini di sospiri, attese, eccitazione. Riscoprire il sapore dei baci, o anche solo come si bacia. Ma anche trovarsi a toccarsi tutte insieme, a baciarsi, a volersi bene per un giorno e per sempre, creando un clima di fiducia raro mentre il mondo intorno è brutto e cattivo…beh, son cose che non cederei per far finta di sapere tutto, di conoscere ogni meccanismo del desiderio, nello spogliarsi senza guardarsi prima di andare a letto, per poi toccarsi senza scoprirsi.

 

 

Dunque, grazie per la serata di ieri a chi l’ha partecipata con me, grazie a zia Slavina per il workshop a Bologna.

ps. peccato per l’esordio della canzone nel video. Ma per il resto dice grandi verità.

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