Poop back and forth

Ho appena finito di vomitare, nonostante gli antiemetici.

Mi sono barricata in casa mentre aspetto l’irruzione. Uno, due, tre. Quanto ci metteranno?

Gli stanno passando sopra, e io sono qui con una scatoletta di antiemetici ad arrovellarmi il cervello e sviscerare le budella sul pavimento. C’è chi corre, chi produce, crea, lotta. Eccole le mie compagne che accolgono le donne e insultano gli amici dei fascisti. Ma io non sono più lì. Mi sono barricata in una casa, mentre passano i carri armati, passano. Passano sui loro corpi, i nostri corpi, passano sugli alberi, spaccano, si spaccano i palchi, cadono gli amici degli amici, cadono fulminati, ammazzati dal lavoro, cadono cadono cadono cade tutto. Cade tutto come se fossimo state delle vere stelle e ora cadenti e basta. E io non so che fare e mi rimbalzo da una pagina web all’altra e mi rimbalzo mentre chi si dà da fare si rimbocca le maniche e alza le mani e tira le pietre e costruisce e crea e io invece sono qui, qui e non posso fare niente e quando c’è qualcosa da fare mi si arrotola lo stomaco in un presentimento orrendo in un miscuglio di emozioni.

Il g8 a cui non sono mai stata e le ferite che mi bruciano quasi come fossero state mie e mi bruciano perché le vedo ovunque e siamo stati bravi e siamo state brave, perché ancora siamo qui e non hanno distrutto niente pure se con i loro carri armati ci vogliono appiattire arrotare sfilacciare unire all’asfalto facendoci polpette.

E poi c’è la Valle e il paradigma esistenziale e non aver capito, non aver voluto, non aver provato. Potevo stringere le mani a quei vecchi resistenti e mi sarei sentita meglio. Anche in mezzo ai lacrimogeni.

E poi ci sono gli abbracci e mi mancate e questa politica non fa più per me, non fa più per nessuno forse, fa solo per le pecore che eseguono gli ordini lì di fronte e vorrei solo più colori. Blu e nero non mi piacciono più. Non sono un buon abbinamento e se il blu è scontato almeno noi cambiamo ogni tanto. Anche se è vero, il nero snellisce e sta bene su tutti e allora va bene. Ma anche le magliette a righe ogni tanto.

E alla fine il sempiterno problema. Vorrei darmi degli obiettivi e immaginare dei futuri, ma ormai dalla mia casetta non ho più gli strumenti nemmeno per fare quello. Solo pooping back and forth, back and forth. Forever. 

Posted in autodifesa, la rage, saudade, useless&personal stuffs | Comments Off on Poop back and forth

Sul coraggio e le battaglie #notav

Coi brividi sulla schiena. Forza Luca! No Tav!

Posted in la rage | Comments Off on Sul coraggio e le battaglie #notav

Valerio vive

Posted in la rage | Comments Off on Valerio vive

Dalle Vallette

Condivido da ROR, contro ogni carcere.

Ciao kari amici di Onda Rossa,
oggi è domenica! Bè qui non kambia molto… anzi diciamo ke è peggio, non passa la posta… ma facciamo passare… la giornata! Allora vi diko subito ke con mia grande gioia in settimana mi è arrivata la Scarceranda insieme al Quaderno… dove kon ancora mia più grande gioia ho trovato inserito il mio scritto… sono veramente… non lo so… strafelice… finalmente qualcuno mi prende in considerazione, è tanto, dopo due anni di lotta qui dentro (ponteX) dove tutto viene travisato e preso solo come forma di ribellione… giusto perché a loro fa più komodo così… il sistema loro rieducativo è sistema repressivo… ma già lo sapete! Comunque questa esperienza carceraria a me mi sta formando mooolto… A 40 anni sto kapendo che quello ke ho fatto in tutta la mia vita è stato giusto, se non fosse solo perché in parte ho distrutto la mia vita, ma fin da adolescente è stato l’unico modo di vivere ke mi ha permesso di non affondare… ribellarsi sempre… e da qui ho deciso ke continuerò a ribellarmi a questo sistema ke sta formando i giovani di adesso alla violenza e alla resistenza… Vedi Black bloc, se così vogliono chiamarli… mah… non ci sto più a kapire niente! Sconforto totale! Giuro ke dopo aver visto questa battaglia di Roma, kosì come amano definirla, quello ke ho pensato e ke se fossi stata lì in mezzo sarei partita anch’io… ekko.. vedi un po’ cosa mi sta insegnando sto carcere… sta galera!
Comunque amici miei sono Lucia Cecchinelli, potete anche mettere un domani il mio nome, tanto esco allo scoperto e adesso vi dico pure perché… tanto per loro qui valgo di più come matricola AA45-11-00015, non importa ki sono, sono solo un numero kome tanti e adesso vi spiego kome sono finita qui a Torino – Le Vallette da Pontedecimo. Diciamo ke a questi dispensatori di giustizia disturba molto, prima di tutto, le personalità ke in qualche modo riescono ad emergere… questa kosa per loro è molto pericolosa e poco rassicurante… destabilizza il loro sistema… tutto ciò ke non rientra nel loro controllo diventa pericoloso… non perché io sto ripercorrendo il mio percorso a Pontedecimo e li voglio ringraziare ke mi hanno messo qui… riesco ancora di più a vedere le porcate ke fanno! Allora la bella scusa ke hanno trovato per cacciarmi via è stato… sentite bene!…incitamento alla rivolta! E sono stata definita come personalità anticonvenzionale – anticonformista, bè l’ispettore simpaticamente mi ha definito un po’… naif!… mi piace di più…

ohhh… ci sono i Red Hot su MTV… un attimo di libertà… cosa mi perdo! A Milano ci sono il 3 novembre e io sono qua… vabbè… pazienza! Ci andrò… ci andrò… uscirò… uscirò!!

Allora… incitamento alla rivolta… io sono una persona pacifista… almeno la ero… ma subire ingiustizie non mi piace tanto dopo ciò ke ho passato nella mia adolescenza… in carcere a PonteX diciamo ke sono emersa per certe inziative ke ho portato avanti attivamente… parlo di iniziative che alla signora Direttrice sono piaciute molto, ovviamente perché ha fatto un bel figurone davanti al Sindaco di Genova e altri grandi pezzi importanti del nostro bel sistema giuridiko italiano, cioè la sua bella faccia da… signora!! Io tutto ciò ke ho fatto l’ho fatto solo perché penso ke la creatività sia un ottimo sistema per non appiattirsi, per non morire dentro… non ho capito… cioè ho capito che quello ke ho fatto è stato usato solo per i loro luridi impicci, per dimostrare ke all’interno del carcere c’è spazio alla creatività… bugiardi, bugiardi e sporchi bugiardi! Ho vinto il concorso letterario della Liguria con una poesia ke ho scritto in cella, sola, in un momento di sconforto, le mie poesie le ha lette la professoressa di italiano a cui piacevano molto, lei è sincera e mi ha chiesto se poteva presentare, io ho accettato… perché no? Ma se avessi kapito in tempo che è stata tutta una presa per il culo, portandomi pure a Palazzo Ducale con la scorta, per cosa? E non vi diko le battute della cara Polizia Penitenziaria… si sono dovuti skomodare! E vabbè… e poi c’è stato lo spettacolo di Pasqua… dovevate vedere la soddisfazione della signora… ah! Mi hanno pagato… 70€ per il mio impegno di 4 mesi… vabbè è stato bello per me e per i miei compagni/e… ci siamo fatti un pacco di risate!
Allora in mezzo a tutte ‘ste belle kose io ho avuto a ke fare con i miei problemi non certo facili… 1) salute 2) lavoro. Ho insistito e mi sono battuta molto per il sistema sanitario in carcere… io ho bisogno di cure come tanti detenuti.. ho delle cellule tumorali all’utero ke mi sono state prese in tempo a Genova… ma il motivo è perché di mio pugno ho scritto alla dottoressa dell’IST di Genova personalmente e la di cui sopra dottoressa mi ha risposto tempestivamente! Questa storia è stata mandata sul blog “il mondo dietro le sbarre”. Il motivo è ke mi stavano nascondendo il pap-test, dove era scritto “urgente”, che ho avuto poi in mano da un infermiere diciamo “sottobanco”… sono riuscita a farmi portare all’IST il 10 gennaio 2011, dopo aver litigato varie volte con il Direttore Sanitario e dopo averli minacciati che avrei parlato con il mio avvocato e avrei denunciato tutto quanto. Allora si sono mossi. Poi non parliamo del mal di denti, che ce l’ho da febbraio 2010, mi hanno somministrato morfina a mia insaputa, quando l’ho saputo non l’ho più presa rovinandomi il sonno, non dormivo più e facevo incubi, ho preso il Talofen che mi ha gonfiato, ho problemi al fegato, me lo sono scalato da sola. Non voglio prendere niente qui dentro, non ho intenzione di farmi annientare con in farmaci.
Con tutti questi impicci comunque già sono finita nel mirino… poi ho iniziato a battermi per un posticino di lavoro… dal momento ke sono sola, non ho alcun colloquio, non ho nessuna entrata… ma il modo come chiedo io la kose non va per niente bene… il lavoro in carcere non è diritto… il lavoro in carcere lo ottieni solo facendo salire di grado qualche sbirro o lo ottieni solo se passivamente subisci e dici sempre di sì, se sei disposto a vivere nei loro compromessi, se li fai sentire pieni del loro potere, insomma… non devi essere te stessa… devi essere quello che vogliono loro… alla fine per due mesi mi hanno messo come parrucchiera, prima hanno chiesto a tante altre ma nessuna ci voleva andare, di quelle ke volevano loro, perché giustamente per 50€ al mese, e ti mangiavi tutto il tempo che saresti potuto andare all’aria… io ci sono stata… la mia colpa… ne avevo bisogno… non hai la carta igienica? Bè… ti lavi il sedere con l’acqua gelida a dicembre! Se il bidet è funzionante… nella mia cella era rotto… e vabbè il modo lo trovi… riescono pure gli animali!
Così… tutto questo per dirvi ke io ho fatto il loro gioco… dopo un anno e 7 mesi, la Direttrice mi chiama e si chiede, cioè mi chiede, come mai… ma come mai… questo incitamento alla rivolta… ah… hanno scritto pure ke ho risposto male alla Sorveglianza, avrei detto “che cazzo vuoi?”. Al Consiglio Disciplinare ho fatto una dichiarazione scritta che ho partecipato alla battitura, è vero, se sono stata la promotrice o no questo non li dovrebbe riguardare dal momento ke una “battitura” non va kontro la legalità, ma ke ho risposto kosì non è vero, ma quale senso ha? E poi conosco l’educazione anche se sono nata in strada, non come loro che se urlo perché non ce la faccio più dal mal di denti mi rispondono: “non rompere i coglioni!!”. Così la Direttrice, tenuto konto del mio comportamento passato (positivo), tenuto conto di questo e di quello mi ha sollevato da quel bel posto di lavoro tanto agognato e mi ha schioccato 4 giorni di isolamento… io ho risposto… ke meno male ke hanno tenuto konto di quello e di questo perché altrimenti cosa facevano, mi davano l’art. 41bis? E dopo un po’ di settimane carica di rabbia kome sono, con sto mal di denti ke mi attanaglia, passa l’infermiere, gli diko di darmi un antidolorifico, lui risponde un po’ male, perché tutti i santi giorni prendo antidolorifici e loro non me li vogliono dare perché dicono ke mi rovino lo stomaco, ke karini!! Si preoccupano! E bè… sono soddisfazioni… li mando tutti a fare in culo!! Ohh!! Ke liberazione! E poi mi levo anche la soddisfazione di dirgli ke vadano proprio a scrivere il loro rapporto kosì torno in Direzione e finalmente diko quello ke penso… di loro… di tutto sto marciume! E difatti torno di là, Consiglio Disciplinare n° 2… la Direttrice mi fa un sacco di promesse… mi aiuta per i denti, mi aiuta per la casa popolare… giuro ke ci rimango! Mi fa firmare un foglio dove dichiaro di essere aiutata! E sapete cosa succede? Dopo due giorni alle 6:30 mi svegliano e mi dikono di preparare le mie kose… vengo trasferita… non in un carcere dove almeno c’è possibilità di lavorare… noooo! Peggio di peggio… Torino-Le Vallette… uno dei peggio carceri d’Italia! Ora io kosa devo dire?! Grazie… signora Maria Milano della sua mano benevola!! Grazie!
Ora sono qui… senza alcuna possibilità, lontano dal mio avvocato, qui non c’è la telefonata settimanale, con 1700 detenuti figurati un po’ se chiami l’avvocato… qui quando l’ho chiesto si sono messi a ridere… sono qui… con il mal di denti ancora… mi hanno levato l’ultimo in fondo… mi fa male quello vicino… e non posso ritornare dal dentista… il dottore di qui mi ha detto ke sono stata già fortunata che ci sono stata una volta… ora aspetterò altri 7 mesi… intanto vado avanti con gli antidolorifici e pastiglia per lo stomaco, eh! Altrimenti me lo rovino… sono qui di nuovo con ste cellule pre-tumorali… ho rifatto il pap test qui… positivo… e il dottore mi ha detto ke sarà ora ke mi faccio levare l’utero tanto mika vorrò fare ancora figli… ne ho già tre!! Sì… sì… proprio kosì mi ha detto! E poi l’ispettrice mi ha già parlato… mi ha detto “Cecchinelli cerchiamo di non fare promozioni eh! Sennò la sbatto da un’altra parte!” e vabbè… tanto kosa kambia! Dove vado vado, io a voi vi scrivo ovunque! E poi… sentite qui… mi ha offerto un lavoro… fare la volontaria a seguire le detenute in carrozzina, dovevo ricambiare sezione, per la modica cifra di 20€ mensili!! Ho detto di no! Stavolta per ‘u culo non mi ci prendono… che ci mettano uno sbirro… i servi sono loro, non io! Kosì quando ho detto no mi sono sentita dire ke… “bene!! Kosì già ho capito chi ho davanti!!” parole sue… hanno bisogno pure di fare ricatti morali hai capito? Razza di vipere… ma no… le vipere sono animali stupendi… non voglio offenderli!! E poi mi dice “ke… voglio fare la mantenuta?” Sì… sì… kosì mi ha detto… e quando ho detto ke ho sempre cercato di lavorare mi ha risposto ke l’ho fatto solo per i miei scopi… ah… ekko… mi ha detto per il mio tornaconto!! Vi giuro amici… mi è scappato da ridere!! Sì… sì… ho riso… ma va bene dai… ke dirgli? Sì… sono kosì, avete ragione… sbirri di m…a! Sono anticonformista – anticonvenzionale – naif – mantenuta – guardo solo il mio tornaconto e incito alle rivolte!! Bene! Kon me il carcere ha funzionato!! È uscita la mia vera natura!! Non hanno visto ancora niente!!
Amici… qui è dura eh… ma io sono… contro ogni carcere… giorno dopo giorno… non mollo!! W l’anarchia… e… no… alla violenza di stato… sotto ogni più subdola forma!! Fanno schifo! E ora amici miei… vi saluto… è domenica… vado in doccia… sennò poi kiudono e se ne parla domani… ah… qui a Torino la vostra/nostra Scarceranda non gira… il 10 novembre è il compleanno di un ragazzo ke ho conosciuto dal dentista… l’unica bella fortuna ke ho avuto andando là… mi piacerebbe ke potesse avere anche lui questo bel regalo… ci tengo.. gliela potete spedire? Voglio fargli una bella sorpresa!!
Lui si chiama Michel l’indirizzo è il solito mio!!
Vi mando un disegno ke mi ha mandato lui con la posta interna… è bellissimo… magari lo inserite nella prossima!!
Grazie… amici miei!!
Freedom for all!!
A.C.A.B.
Un bacio… grande grande grande!!

LUCI(A)

P.S. se mi mandano in un’altra “casa” ve lo faccio sapere!!
P.P.S. stò a guardà Le Bahamas… su Rete 4… isole e mare!! ‘na favola!!!

***

Per scriverle:
Cecchinelli Lucia
Casa circondariale
Via Pianezza 300
10151 Le Vallette – Torino

Posted in la rage | Comments Off on Dalle Vallette

Venti da destra

Premessa. Sono giorni in cui potrebbe andare meglio. Diciamo che questi giorni sono iniziati col 2012, che non so se finirà il mondo, ma di sicuro mi sta mettendo alla prova alla grande. Già. Anche se per fortuna sono uscita forse da quella postadolescenza che mi tormentava il cervello e le membra, o forse è peggio così, sarei più contenta infelice per fatti miei, che per cose serie.

Comunque.

La deriva repressiva. Ne parliamo da quando ho iniziato a parlare di politica, quindi presumibilmente da prima. Ora mi sembra di averla tutta davanti agli occhi, ma forse ho solo cambiato gli occhiali.

Scena 1: al pub.

Giro lo sguardo e vedo un sacco di micronazionalismi che mi paiono folli proliferare in giro. Me ne accorgo andando a bere, principalmente. Condividendo birre e shot con simpatiche persone, che poi iniziano a parlare di questo e quello. Mi è capitato in un bar polacco, il cui avventore ascoltava pochi minuti prima Antifa Hooligans dei Los Fastidios, che di fronte alla discussione sull’11 Novembre a Varsavia si schierava con i nazisti: Dall’altra parte c’erano i tedeschi, mi ha detto. Ho risposto: Da quella c’erano i russi però. Beh, i Russi sono slavi, almeno, ha risposto. Sono rimasta di stucco, ho confutato la slavicità dei nazisti citando l’italiana Forza Nuova, lì presente, ma purtroppo non è servito a molto.

Scozia, altro pub, stessa scena. Stavolta è l’amico Gordon a parlare, che si è tatuato simboli scozzesi su uno e l’altro braccio all’età di quindici anni e la bandiera scozzese su tutta la schiena. Ha 55 anni, ma se li porta male. Parlandoci capisci This is England anche se letta al contrario. Lui ha un fratello che vive in Inghilterra, non lo vuole più vedere e ci mostra la gola parlandone. Non capisco molto dal suo accento, ma anche se ride non mi butta bene.

Scena 2: nei palazzi del potere (in patria).

Ciò che accade potrebbe essere noto, ma non è. La legislazione d’urgenza che governa questo paese è antidemocratica. Il suo uso è stato inaugurato dal centrosinistra per far fronte alle numerose spaccature parlamentari, che di fatto paralizzavano il suo operato, e proseguita da Berlusconi e la sua cricca. Ora ci ritroviamo con un governo “tecnico” (i governi tecnici non esistono, i governi, avendo il potere esecutivo, sono tecnici e politici di default) che decide sulle nostre teste. Mi duole dirlo, ma il voto popolare fu per Berlusconi e gli regalò grazie a una legge che venne prontamente battezzata “ad porcellum” un Parlamento forte. Davvero crediamo che quel Parlamento possa aver optato per una scelta giusta? Ma soprattutto, perché non ci è dato esprimere nuovamente la nostra preferenza, a fronte, si è detto, di una legislazione che viene emanata, paradossalmente, quasi sempre dal potere esecutivo? Tanto per ricordarlo, tale potere esecutivo ha primario valore negli organi dell’Unione Europea, che sanciscono le direttive che poi applicano con le leggi i parlamenti. Tali direttive NON sono frutto di un processo democratico e ciò è riconosciuto dall’unione europea stessa.

Scena 3: la mia stanzetta.

Il problema diventa più pressante ogni giorno. Non riesco a interfacciarmi a questo magma instabile che chiamate Stato, che si definisce democratico ma che di fatto è autoritario. Il mostro si sta trasformando e io non so in che direzione vorrei che andasse. Sì lo so, il mostro lo dobbiamo uccidere, ma io non mi sento san Giorgio, io mi sento solo a disagio. A disagio di fronte al sentire che a volte sto chiedendo. Ma cosa cazzo devo chiedere? A chi?

Rimane il fatto che alla fine almeno stasera ho magnato bene.

Posted in filippiche | 2 Comments

Ecco

Oggi mi sono proprio resa conto di quanto sia finito tutto. Mi riguardo quello che mi ricorda la differenza tra l’amore e l’amicizia e magari mi faccio un pianto.

E un vaffanculo alla mia memoria che mi ha fatto perdere anche quel pezzetto che avrei potuto salvare, come una cyberstalker qualsiasi.

Posted in saudade, useless&personal stuffs | Comments Off on Ecco

Un cuerpo desconectado che anhela calor

– Raccontami una storia

disse una.

– Solo se rimani sopra di me tutta la notte.

disse l’altra.

– Non penso che sia molto confortevole per te.

– No macché. Al massimo potrei soffocare – disse l’altra apprezzando il peso dell’una sulla pancia.

– Dai, raccontami una storia. E toccami. Mi piace sentirti quando mi tocchi.

L’altra iniziò a disegnarle il corpo con la mano aperta, mentre pensava a che diamine di storia potesse raccontarle. Ma c’era solo l’amarezza di dire arrivederci a quel corpo che anelava calore cui aveva tenuto compagnia in quei mesi. Dai no, non piangere. Te ne andrai presto, ricomincerai tutto come prima. Occhi neri pieni di lacrime. Quegli occhi che le avevano comunicato attrazione, gioco, scostamento.

Era piuttosto l’altra che avrebbe dovuto avere gli occhi pieni di lacrime.

Sapevano entrambe che forse era quella l’ultima volta. E che se non fosse stata quella sarebbe poi stato tutto diverso.

Una aveva un corpo disconnesso, perverso, polimorfo. Un corpo sottile, ma potente e comunicante attraverso tutte le sue ipocondrie, malattie e somatizzazioni. Il corpo della madre dell’altra riversato all’interno di un fegato che si ingrossava, ma trent’anni prima. Una bocca che soffriva un calore isterico, un seno con una cicatrice, un corpo che era stato anoressico.

– Questo è un lunar?

Chiese una a l’altra.

– Non so, un neo sul labbro?

– Sì, non lo sapevi?

– No, non me ne ero accorta. Nessuno se  ne era accorto.

La mattina dopo, l’altra si guardò allo specchio. Era vero. Aveva un neo sul labbro, in basso, e non se ne era mai accorta. Quel neo era di l’una. Era un lunar.

Immagine da qui.

Posted in saudade, storielle | Comments Off on Un cuerpo desconectado che anhela calor

Racconti sparsi da un’emigrata

L’emigrazione non è mai una scelta semplice. Anche quando è temporanea (ma quale emigrazione è permanente?), privilegiata, scelta e voluta.

Ho scelto il momento giusto per dire Auf Wiedersehen al mio paese Natale, ai miei amici, al mio (ai miei) collettivi, alla famiglia. Quando tutto iniziava a precipitare io mi sono catapultata in un altro paese, in un’altra lingua, un altro ambiente. Quando scoppiava il centro di Roma e scoppiavano conflitti latenti da almeno venti anni. A volte da quaranta. Ho scelto di interessarmene pochissimo, io che amo occuparmi di ecumenismo e pacificazione sociale, perché tanto non è possibile sedare i rancori da vicino e manco da lontano, anche se ci si prova sempre e continuo a supportare chi continua a farlo. Sisterhood, contro ogni fottutissimo machismo da micropotere patriarcale, quotidiano, familiare. Quello che si costruisce con l’età, l’esperienza, il tono della voce. Ma niente, dicevamo, questo è passato.

Poi ti fai qualche giorno senza internet e appena riaccendi il computer ti ritrovi di fronte a terremoti e arresti, quasi che la fine del mondo stia lì per arrivare, mentre ingoi il boccone amaro di non poter passare all’ospedale a trovare tua madre dopo un’operazione, mentre bestemmi tra i denti sapendo che se anche lo facessi ad alta voce nessuno capirebbe. E c’è quell’ovosodo che si è piazzato nello stomaco, non va né su giù, sta là, pesa, uccide ogni sentimento, uccide te stessa e ogni fottutissimo party di compleanno. Non l’avevi messo in conto eh? Anche se la ventata di repressione che soffia sull’Italia te l’aspettavi, non ti aspettavi mica che ti colpisse proprio quando crollava tutto il livello familiare, e quest’ovosodo da brutto presentimento ce lo hai da quando sei partita l’ultima volta. Non sono poi così forte come credevo, e poi io odio comunicare via cellulare. E sto qui ad aspettare una telefonata, per sapere come va e riparlarci.

Un polpo sbattuto sullo scoglio da un pescatore brusco, ecco come mi sento. Con la fottutissima paura di non ritornare in tempo per tutto. Con le lacrime a bagnare il letto della prima donna con cui ho dormito quasi come se fosse la “mia” donna, mentre lei e le altre ridono, scherzano, ascoltano musica e poi dormire. Dormire è l’unica salvezza, dopo un mese di insonnia e ansia. E io ora vorrei dormire tutto il giorno, non andare a parlare in inglese a un pubblico polacco di postpornografia e tantomeno a farla.

Due baci e due carezze non bastano a curare la tristezza.

L’immagine è da Orgosolo, un paese in cui lasciarono traccia di un compagno ammazzato anche i miei. Tanto per rimanere in famiglia. E per ricordare.

Posted in kater, la rage, saudade, useless&personal stuffs | Comments Off on Racconti sparsi da un’emigrata

Io non ci sto capendo un cazzo

di quello che succede in Italia e di quello che succede a me. Ma se voglio continuare a poterlo commentare ho bisogno di A/I. Per far vivere uno dei numerosi blog ecopostpornantif@ ma soprattutto emo, donate!

Supportiatelo!

 

 

Posted in delizie | Comments Off on Io non ci sto capendo un cazzo

Speleologia

Mi piacciono la speleologia, l’entomologia, l’antropologia da comunità underground, il sesso, l’amore e un sacco di altre cose.

http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&v=WwuLQDv2hLY&NR=1[/embed[

Mi piacciono anche gli orgasmi e sono qui tutta contenta a celebrare i primi dell’anno. Confusa su identità e orientamento a chiedermi come sarebbe poter entrare dentro una persona e sentire l’umidità carezzarmi e sentendo che se da un lato mi manca essere penetrata, dall’altro non mi manca per niente e forse è tutta solo una costruzione.

(ma no ma che dici ma se ti piace tutto)

(ma sì ma certo, ma da che lato mi piace di più?)

E poi mi chiedo anche quanto sia costruito il mio desiderio. Quanto la noia da orgasmo multiplo sia effettivamente dannosa: essì perché io ogni tanto mi ANNOIO quando vengo. Mi annoio dell’ennesima penetrazione sfregamento contrazione senza senso.
Mi piaceva fare l’amore, fare i bocchini e tutto il resto. E non so se fosse la novità o se fosse invece qualche altra cosa. Sentimento? Io di sentimentale ho avuto il primo orgasmo durante un coito e la simultaneità di quando ci siamo amati tanto.

Però mi sono riuscita a ristupire di fronte a un corpo uguale e diverso dal mio. Stupita anche di sentirmi come King Kong.

Ecco, non che ci sia della vera politica in quel che dico, ma vorrei capire quanto il mio desiderio mi appartiene e quanto appartiene ad altri. Quanto mi abbiano dato fastidio i commenti in una via a dei bacetti innocenti, ma non eterosessuali. Quanto mi dia fastidio sentirmi stramba (che poi si traduce proprio queer) e quanto invece mi piaccia, mi costruisca un’identità addosso.

In età moderna si pensava che l’orgasmo femminile fosse necessario al concepimento, e tutte lì a sgrillettarsi se volevano rimanere incinte. Ma d’altra parte, tutte lì a contenersi se non volevano. E se violentate e incinte sicuramente gli era piaciuto.

Il discorso sull’orgasmo è un discorso tutto aperto e il piacere può essere disciplinante quanto la punizione.

Indagarlo con la lampadina sulla testa e il caschetto che previene i massi, sarà poi possibile?

-> riflessioni scaturite anche dal pensiero sul lavoro di Kinsey, su cui ho visto recentemente il film di Condon (2004).

Posted in General | 2 Comments