Val di Susa sotto attacco

Stamattina mi sono svegliata decisamente male. Già mi manca la dimensione collettiva del ticchettare delle tastiere che ci ha accompagnate in questi giorni. In più ci si mette il fatto che stanno sgomberando alla Maddalena (per info ci sono Radio Blackout, Radio Onda Rossa, No tav e Indymedia). A questo si aggiunge che essendo una fregnona non sono salita anche io. Con il conseguente senso di colpa che ciò comporta. Con la consapevolezza che fossero tutti come me, qua non si andava da nessuna parte. Perché la teoria è prassi, o non ha senso, e perché, come disse quella tale (biascicollando per l’alcool durante un’intervista ormai famosa),  “il femminismo è pratica e io voglio praticare”.

La verità è che l’ansia sale, per chi sta scappando sui monti, ma anche per l’esperienza di lotta e resistenza che si sta attaccando…

Per chi potesse e volesse dare una mano, importante è sentire Radio Blackout, che aggiorna continuamente sulla percorribilità delle vie limitrofe.

Moltissimi i presidi organizzati in solidarietà:

Bussoleno: ore 12 tutti alla stazione per bloccare il passaggio del treno TGV!
Torino: ore 15:30 presidio sotto la sede del PD, in via Via San Francesco d’Assisi, 35.
Pinerolo: ore 12:30 presidio a piazza Facta
Calgiari: in corso manifestazione sotto la prefettura a Piazza Palazzo.
Genova: ore 11 presidio sotto la prefettura, indetto da Legambiente
Roma: manifestazione ore 16 in Piazza Colonna
Mialno: ore 18 Piazza San Babila
Trento: ore 17. Luogo non ancora pervenuto.
Perugia: non ancora arrivate le informazioni su luogo e orario
Napoli: ore 18:30 presidio davanti alla prefettura, organizzato dai Carc
Massa: ore 18 anche qui sotto la prefettura e organizzato dai Carc
Rimini: appuntamento ore 18:30 in Piazza Cavour

Intanto la Fiom ha indetto lo sciopero per le fabbriche della Valle.

Per tutte le altre e gli altri, condividere informazione può essere la briciola. Io mi tampono la coscienza così.

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Retournement

Una x su una mano.

Leggere delle storielle e ricordarsi tutti i perché sì.

Ritrovarsi con delle feroci bestiole di plastica in mano a dire cose cretine.

Credo la chiamino semplicemente regressione, d’altra parte mi hanno scambiata per una minorenne.

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Business is Business

Il sindaco di tutti i romani regala un sacco di soldi ai fascisti. Una novità? No, la novità sono le piscine.

Articolo di Mariagrazia Gerina, da l’Unità

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«Ce l’avete l’exit?», blocca i tornelli il buttafuori, per assicurarsi che chi intenda finire lì la serata abbia giocato fino in fondo il gioco allestito dai padroni di casa. La regola, in realtà, è quella di qualunque discoteca o locale notturno: pagare e consumare. È la legge del guadagno. 

«Quindici euro, prego: hai una consumazione e il biglietto exit per uscire». Solo che Stazione Nord, sorto da un giorno all’altro nell’area della ex stazione ferroviaria Olimpico-Farneto, non è un qualunque locale notturno. E’ la nuova creatura commerciale della galassia Casapound: discoteca, piscina, musica all’aperto. «Il nuovo locale della Roma bene», lo hanno ribattezzato le prime recensioni amiche, pubblicate in rete. Niente simboli, dj strappati alla Costa Smeralda, ospiti di grido (l’ultimo era Corona), cocktail serviti con la fragolina. «I bicchieri però non li potete portare fuori, c’è una ordinanza del sindaco e noi ci teniamo a farla rispettare», scandisce l’altra regola-chiave il buttafuori.

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Toga! Toga!

Orgogliosamente contro la speculazione.

Orgogliosamente ambientaliste e pure un po’ antispeciste.

Orgogliosamente antifasciste, ma anche un po’ antipiduiste.

Nara Strabocchi ha detto Sì al Pride e anche dopo, come un sacco di altra gente!

-> non è un’orgia, è solo un Toga Party -> per le orgie venite ad Hackmeeting

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Sì! Sì! Sì! Sì!

Non è un orgasmo, ma quello che tocca dire domenica e lunedì per abrogare leggi infami.

E non avendo tempo d’argomentare, visto che tra Electrode, Europride, montaggi e riprese, qua non è facile trovare il tempo di connettersi, il resto lo trovate su acquabenecomune, fermiamo il nucleare e contro il legittimo impedimento (anche se la legge non sarà comunque uguale per tutt*….).

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Sugli stupri e il sessismo

La lotta delle donne (e non solo delle donne) è una lotta carsica. Erode e crolla e ricomincia a erodere da millenni. Da millenni resistiamo e da millenni lottiamo, da millenni ci impantaniamo a volte in mormorazioni nel deserto, fermandoci a tratti per aspettare la manna. Ma la manna va raccolta, non viene dal cielo.

La lotta delle donne (e di tutti quei soggetti che il patriarcato opprime) è una lotta fondamentale, perché non c’è liberazione dell’invididuo senza liberazione dei generi.

Per questo ho scelto di renderla primaria: l’ho scelto perché l’oppressione trasversale di metà dell’umanità contiene la chiave di ogni altra oppressione. La liberazione della donna, non è emancipazionismo, non è parificazione in obblighi sociali ingestibili, non è raggiungere il potere. Il potere mi interessa solo nel senso del suo scardinamento. Non mi voglio candidare per portare acqua al mio mulino, vorrei arrivare al giorno in cui nessuno più voglia candidarsi.

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Ode alla sbornia passata

Ode ai postumi

Mal di testa da ex fidanzato

Mal di testa da innamorato

Ode alle storie infinite

Ode alle storie mai iniziate

Voglia di passioni lontane

Belle come solo la miopia le può far vedere.

Ode alla nausea

Non ricordarsi particolari passati

Fondamenti di ciò che è finito.

Di perché è finito.

Ode a ciò che non siamo

Ode a ciò che non vogliamo.

Solo questo dire possiamo:

vorremmo ciò che non vogliamo.

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Siamo tutte milanesi

Ao’ e si lo dice Mastandrea io (s)ce credo…….

E mo quanno tocca ad Alemanno?

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Gia’

In questi anni ci siamo abbrutiti.

Quando ci siamo conosciuti, forse amati (beh io sì che ti ho amato, tu, chissà), eravamo ingenui, testardi, cocciuti, puri. Tu forse meno puro di me. Per questioni d’età e di anni di militanza. Io ero quasi vergine.

Poi ci siamo arrotolati in cavi molesti, legati di legami assurdi, roba da tagliare col machete quando ne avrò il coraggio. E quei legami ci univano a molte altre persone.

Poi ci siamo ritrovati rancorosi, grigi. Ogni tanto una piccola felicità e una soddisfazione ci tengono a galla in un mare di merda. Quei legami vicini che si stringono, ma non ci stringono. Tu spinto chissà dove, io mi sono intrecciata per bene la gola e gli arti con troppe persone. Non si dovrebbe mai fare, dicono, quando ci si lega.

Mi sento come se fossi panc. No future.

Non c’è futuro per chi sognava e non c’è futuro per chi voleva stare saldo sulla terra. A tratti oscillo tra le due opzioni. Avendo i soldi, mi comprerei un bene immobile.

I beni immobili rispecchiano le paure della gente, da tempi antichi molto più della crisi che stiamo vivendo.

E non lo so cosa ci resta, ma io sto un po’ a cocci. Io, speriamo che me ne vado.

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Paranoia da foglio bianco.

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